Brando Benifei
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Commercio
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Accordo commerciale UE-USA: il Parlamento europeo ha difeso gli interessi e la sovranità dell’Europa

Martedì 16 giugno il Parlamento europeo ha concluso il proprio lavoro legislativo sui regolamenti necessari ad attuare gli accordi commerciali di Turnberry tra Unione europea e Stati Uniti. Si tratta di un passaggio importante, che chiude mesi di negoziati difficili e conferma il ruolo centrale del Parlamento europeo nella difesa degli interessi dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese europee.

Per arrivare a questo risultato è stato necessario un confronto duro e serrato con il Consiglio e la Commissione europea. Le proposte iniziali erano per noi inaccettabili: mancavano strumenti adeguati di tutela degli interessi europei e si rischiava di accettare un’impostazione fondata sulla semplice subordinazione alle richieste dell’amministrazione americana. Una prospettiva che abbiamo respinto con determinazione. Nel corso dei negoziati, il Parlamento europeo ha dimostrato ancora una volta di essere il presidio democratico più efficace dell’Unione quando si tratta di difendere le proprie regole, il proprio equilibrio istituzionale e la propria autonomia politica. In un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti, minacce commerciali e tentazioni unilaterali, il nostro compito non è stato ostacolare il dialogo transatlantico, ma garantire che esso si sviluppasse nel rispetto delle procedure democratiche e dello Stato di diritto.

Proprio per questo, insieme al gruppo dei Socialisti e Democratici e a una larga maggioranza dell’Europarlamento, abbiamo insistito affinché venissero introdotte garanzie concrete. Abbiamo ottenuto un meccanismo di sospensione e clausole di condizionalità che consentiranno alla Commissione europea di bloccare l’applicazione degli accordi in caso di violazioni o pressioni indebite da parte degli Stati Uniti. Abbiamo inoltre rafforzato il ruolo del Parlamento nel monitoraggio dell’attuazione dell’intesa, garantendo maggiore trasparenza e controllo democratico. Un altro risultato fondamentale riguarda la durata dell’accordo. Abbiamo voluto una scadenza chiara: tutte le concessioni europee termineranno alla fine del 2029, creando così le condizioni per una futura rinegoziazione in un contesto politico che auspichiamo più stabile e favorevole a rapporti equilibrati tra le due sponde dell’Atlantico.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla tutela dei settori industriali più esposti, a partire dall’acciaio e dall’alluminio, attraverso clausole di salvaguardia e impegni precisi sulla riduzione dei dazi applicati ai prodotti europei. Queste garanzie non sono state ottenute automaticamente. Al contrario, il Parlamento ha dovuto resistere a forti pressioni affinché l’accordo venisse approvato rapidamente senza adeguati strumenti di tutela. In alcuni momenti del negoziato abbiamo persino sospeso il lavoro legislativo, perché ritenevamo inaccettabile che la fretta potesse prevalere sulla necessità di proteggere gli interessi strategici dell’Unione. La relazione economica transatlantica rimane la più importante al mondo e rappresenta un pilastro fondamentale per la crescita, gli investimenti e l’occupazione sia in Europa sia negli Stati Uniti. Proprio per questo ha bisogno di regole stabili, prevedibili e fondate sul reciproco rispetto. Le imprese, i lavoratori e i consumatori europei chiedono certezze, non rapporti costruiti sulla minaccia o sulla pressione politica. Il giudizio sull’intesa di Turnberry resta comunque critico.

Questo accordo è il prodotto di una fase politica complessa e instabile e non offre ancora il livello di certezza che l’economia europea meriterebbe. Per questo sarà necessario mantenere alta la vigilanza e utilizzare tutti gli strumenti a disposizione dell’Unione, incluso il meccanismo anti-coercizione europeo, per difendere la nostra autonomia e la nostra capacità di scelta. Da questa vicenda emerge però una lezione politica molto chiara: il Parlamento europeo è oggi un attore centrale nelle decisioni che riguardano il futuro economico e strategico dell’Unione. Quando gli equilibri internazionali diventano più fragili, la democrazia europea non è un ostacolo, ma la migliore garanzia per proteggere i nostri valori e i nostri interessi.

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