Dalla tua parte!
Il nostro impegno quotidiano in Europa per un futuro migliore e più giusto. Qui trovi le battaglie che portiamo avanti per un’Europa più vicina a te, ai tuoi bisogni, equa, verde e sociale, che non lascia indietro nessuno.
Pace, difesa e ordine geopolitico
In tempi di guerre e di disordine geopolitico siamo impegnati nella difesa della pace e di un ordine internazionale fondato sul diritto. Per questo difendiamo le istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale dagli attacchi del sovranismo e crediamo fortemente in un processo democratico di integrazione sovranazionale come quello comunitario.
Vogliamo un’Unione europea unita e capace di esprimere fermezza diplomatica nei confronti della Russia, proseguendo sulla strada delle sanzioni e dell’indipendenza energetica e di promuovere un credibile processo di pace di Medio Oriente, che è impraticabile senza la creazione di uno Stato palestinese compiuto e autonomo. Centrale è il sostegno ai rifugiati, ai Paesi confinanti e alla raccolta di prove sui crimini di guerra, insieme alla richiesta di un tribunale internazionale dedicato. Siamo favorevoli all’utilizzo dei beni russi congelati per sostenere finanziariamente Kiev e appoggiamo il percorso di adesione dell’Ucraina.
Siamo convinti che la costruzione di una vera difesa europea sia la strada migliore per preservare la pace nel nostro continente e per questo abbiamo criticato in modo costruttivo il piano Rearm EU, ritenendolo troppo sbilanciato sul riarmo degli eserciti nazionali.
L'Europa del futuro
Vogliamo un’Unione europea più federale, integrata, politica, democratica e capace di decidere. Le eurodeputate e gli eurodeputati del PD lavorano nel solco tracciato da Altiero Spinelli per portare a compimento il sogno degli Stati Uniti d’Europa.
Oggi più che mai, la sfida dell’UE è proseguire nel percorso di integrazione comunitaria per rispondere ai bisogni dei cittadini e alle molte crisi del nostro tempo. Serve un’Europa più integrata, con una maggiore capacità di azione comune, in particolare in materia di politica estera, difesa ed economia; serve inoltre una più forte autonomia strategica europea, in un mondo sempre più complesso. Per questo occorre investire con coraggio nell’innovazione, superando i tabù sul debito comune, per recuperare il gap di competitività sui settore tecnologici come Ict, intelligenza artificiale ed energia.
Bisogna riformare le istituzioni in senso democratico e federale, superando lo stallo dei veti incrociati. Occorre dunque riformare il sistema di voto in Consiglio, passando alla maggioranza in tutti gli ambiti in cui oggi vige la regola dell’unanimità, dove il veto di un solo Paese, non importa quanto piccolo, è in grado di bloccare l’azione di un intero continente.
Servono poi politiche fiscali comuni orientate all’equità sociale, una maggiore cooperazione tra Stati membri su tassazione e lotta all’evasione fiscale e un forte sostegno agli investimenti europei, sulla scia del Next Generation EU, insieme a regole UE più semplici e flessibili.
Un bilancio UE più forte
Un’Europa forte ha bisogno di un bilancio forte. Per il PD al Parlamento europeo, l’Unione ha urgentemente bisogno di un budget più ampio e dotato di risorse proprie: dal 2028 si rischia un taglio fino al 20% dei fondi se non si interviene.
Il bilancio comunitario deve essere uno strumento per crescita, occupazione, clima e coesione, e non limitarsi a trasferimenti tra Stati membri. Un’Europa troppo debole sul piano finanziario rischia di perdere efficacia e sovranità, lasciando spazio alle forze nazionaliste.
Il PD si oppone alla proposta di bilancio avanzata dalla Commissione e dai governi di destra, che penalizzerebbe territori, regioni e comuni, amputando la Politica agricola comune e i Fondi di coesione.
Vogliamo che il Parlamento europeo abbia un ruolo più forte nella governance del bilancio, per garantire trasparenza e responsabilità. Si tratta di difendere un modello di Unione europea più integrata e federale, invece di cedere alla frammentazione e alla debolezza causata dai sovranismi.
Non si tratta solo di numeri: dietro ogni euro tagliato ci sono la vita concreta delle persone e dei territori. La battaglia per il bilancio è la battaglia per un’Europa che non rinunci alle sue ambizioni.
Casa e crisi abitativa
Una casa non è soltanto un tetto: è sicurezza, dignità, possibilità di costruire un futuro. Ma per milioni di europei, giovani, famiglie e anziani, trovare o mantenere un’abitazione accessibile è diventato sempre più difficile. Dal 2010 i prezzi delle case nell’Unione europea sono aumentati del 55%, mentre gli affitti sono cresciuti in media di quasi il 27%, con picchi ancora più elevati in molte città.
Grazie al nostro impegno, insieme ai colleghi del Gruppo dei Socialisti e Democratici, l’emergenza abitativa è entrata stabilmente nell’agenda europea: il Parlamento ha istituito una Commissione speciale sulla crisi degli alloggi, presieduta dall’eurodeputata del Partito Democratico Irene Tinagli, e per la prima volta la Commissione europea conta su un commissario socialista con delega alle politiche dell’housing.
Vogliamo norme europee che contribuiscano a una politica dell’abitare attenta ai bisogni delle fasce più fragili della popolazione e della classe media, sempre più in difficoltà.
Chiediamo misure specifiche per la regolamentazione degli affitti brevi nelle aree più critiche delle nostre città e che nel prossimo quadro finanziario pluriennale sia prevista una linea dedicata alla casa, capace di garantire risorse certe per programmi su larga scala. I comuni non possono essere lasciati soli in questa sfida: servono strumenti finanziari europei e nazionali che permettano interventi di lungo periodo e politiche di ampio respiro.
Clima e transizione ecologica
La lotta al cambiamento climatico e la ricerca di un equilibrio sostenibile per il nostro pianeta restano tra le sfide più importanti per garantire un futuro prospero e pacifico alle prossime generazioni.
La crisi climatica è ormai una realtà concreta, le cui conseguenze sono toccate con mano dalla stragrande maggioranza dei cittadini europei, dagli enti locali e dalle imprese. L’Europa ha il dovere di agire con coraggio.
Le misure ambientali per l’adattamento e la messa in sicurezza dei territori e per il ripristino di ecosistemi sani, nonché la drastica riduzione delle emissioni serra, a partire dalla transizione energetica, rappresentano non solo lo strumento per la sicurezza e la salute delle persone, ma anche la principale garanzia di una crescita economica e di un rafforzamento nel tempo per le imprese, anch’esse sempre più toccate tanto dagli eventi meteorologici estremi quanto dai costi energetici insostenibili. Come mostrano da anni i dati, non esiste contraddizione tra riduzione delle emissioni e sviluppo economico.
Per questo sosteniamo la proposta della Commissione europea di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040, per arrivare ad essere nel 2050 il primo continente a zero emissioni nette. Obiettivi che vanno perseguiti con pragmatismo e con le opportune flessibilità. Per noi il Green Deal è insieme lotta al cambiamento climatico e strategia industriale, competitività e lotta alle diseguaglianze, indipendenza energetica e costruzione di pace. La nostra battaglia passa attraverso strumenti concreti: strategia di medio e lungo termine, risorse adeguate, governance rafforzata e attenzione tanto alle imprese quanto alle fasce sociali più fragili.
Ogni rinvio e ogni tentativo di deregolamentazione scomposta e miope mette a rischio la tenuta e le prospettive degli investimenti e, in ultima istanza, la credibilità dell’Europa. Siamo convinti che la transizione energetica rappresenti l’unica via per una crescita solida, per la creazione di nuovi posti di lavoro e per la modernizzazione delle nostre imprese, che stanno perdendo terreno nella competizione internazionale.
Diritti e lavoro nella nuova economia
Il cambiamento tecnologico deve mettere al centro le persone. Quell’Europa forte e autonoma, che tutti chiedono, si ottiene solo garantendo diritti sociali e lavorativi a tutti i cittadini e proteggendo i gruppi sociali più vulnerabili. La redistribuzione della ricchezza deve smettere di essere un tabù e diventare un principio guida delle politiche europee.
Bisogna ridare centralità economica al lavoro, contro l’attuale prevalenza della rendita da capitale; bisogna ridurre il divario tra chi lavora con contratti tutelati e chi opera in condizioni di precariato, nella cosiddetta “gig economy”.
Vogliamo dare valore al lavoro e alle capacità dei giovani e porre fine alla pratica dei tirocini gratuiti. Chiediamo inoltre di applicare rapidamente e in modo puntuale la direttiva che abbiamo conquistato nella precedente legislatura sui lavoratori delle piattaforme digitali, rider e autisti, che per la prima volta introduce la presunzione del vincolo di subordinazione e impone la trasparenza degli algoritmi. Si tratta di migliorare le condizioni di milioni di lavoratori. La riuscita della misura sarà uno spartiacque: da promessa europea a tutela concreta.
Migrazione e diritti
Il fenomeno migratorio è un tema complesso e delicato che non può essere ridotto a una questione securitaria. Dobbiamo affrontarlo, ma a partire dal diritto internazionale e dai diritti umani su cui si fonda l’Ue. È per questa ragione che già nella scorsa legislatura il Partito Democratico si è opposto al Patto europeo per le migrazioni e l’asilo.
Siamo contrari alla creazione di una “Fortezza Europa” e all’esternalizzazione delle frontiere. Quella di delegare ad altri Paesi, o a strutture extraterritoriali, le procedure di richiesta di asilo e quelle di rimpatrio è una strada che renderebbe l’Europa solo più debole e ricattabile sul piano internazionale. E finirebbe per distruggere i valori su cui l’Europa stessa è nata.
Procedure accelerate per esaminare le domande di asilo senza garanzie adeguate, come la detenzione illegittima di minori stranieri e l’idea stessa di creare centri di identificazione o rimpatrio in Paesi Terzi, rischiano di tradursi in una negazione dei diritti fondamentali.
Lo dimostra il fallimento dell’esperimento italiano dei centri in Albania, un esperimento che ha alimentato violazioni dei diritti di base delle persone – come quello a una giusta difesa o all’accesso a cure adeguate – e creato zone di opacità nel rispetto dei diritti umani che, come Europa, non possiamo accettare. Oltre ad essere stato un enorme spreco di soldi pubblici che avremmo dovuto investire in welfare, diritti e lavoro.
Il Partito Democratico vuole un’Unione europea pienamente impegnata nell’assistere i Paesi di primo arrivo, e sta lavorando affinché la solidarietà tra Stati membri non resti solo un principio sulla carta. Servono vere politiche di integrazione, l’apertura di percorsi regolari e un lavoro con i Paesi di origine che sia, però, davvero basato sul monitoraggio del rispetto dei diritti umani.
Dobbiamo mantenere al centro delle politiche migratorie la difesa del diritto d’asilo e le politiche di accoglienza, inclusione sociale, lavoro e partecipazione. Se non lo faremo finiremo per costruire un’Europa dell’esclusione invece che dell’inclusione.
Agricoltura, industria, commercio e competitività
La delegazione degli eurodeputati PD si batte contro l’idea sovranista di un’economia globale governata dalla legge del più forte e dall’imposizione di dazi che impoveriscono tutti e tolgono posti di lavoro. Insieme al Gruppo S&D lottiamo per “un’autonomia strategica aperta” dell’Europa, che deve essere un attore globale più forte, ma al servizio dei propri produttori e del lavoro.
Vogliamo una globalizzazione governata da istituzioni democratiche e multilaterali, con regole e diritti certi che impediscano le delocalizzazioni selvagge del passato e la guerra dei dazi di oggi.
Vogliamo un’Unione europea che abbia il coraggio di contraddire le imposizioni di Washington per difendere imprese, lavoratori e consumatori comunitari.
Vogliamo valorizzare il “made in Italy” come asset europeo, non come mera eccellenza nazionale isolata. Vogliamo la difesa degli agricoltori, dei marchi di eccellenza europei e dei nostri standard ambientali e sanitari, e rifiutiamo i tagli di bilancio.
Vogliamo che l’Unione europea investa in un’industria competitiva, scommettendo su ricerca, innovazione e capitale umano, invece di inseguire una fallimentare corsa al ribasso con gli altri attori globali.
Diritti delle donne e parità di genere
Non ci può essere Europa forte, competitività o giustizia sociale fino a quando la metà della società continua a essere discriminata. L’uguaglianza tra donne e uomini è riconosciuta dai Trattati UE, ma nessuno Stato membro ha ancora raggiunto la parità: secondo l’Indice UE sull’uguaglianza di genere, al ritmo attuale servirebbero 60 anni per chiudere il divario.
Si tratta di fare progressi concreti su diversi fronti: la violenza contro le donne (ogni giorno in Europa muoiono circa sette donne per mano di partner o familiari); l’indipendenza economica (le donne laureate sono il 60%, ma guadagnano in media il 13% in meno degli uomini); i diritti sul corpo, la salute sessuale e riproduttiva.
L’UE deve pretendere dalle aziende di rendere trasparente il divario retributivo, vietando il segreto salariale e introducendo il “CV senza genere” per prevenire discriminazioni nelle selezioni del personale.
Occorre aumentare la rappresentanza femminile nei luoghi in cui si prendono le decisioni, consigli di amministrazione e istituzioni, e adottare la “Carta UE dei diritti delle donne”, proposta dal Gruppo S&D, per fissare in un unico strumento diritti e standard comuni.
Occorre inoltre lottare contro le nuove forme di “patriarcato digitale” che dilagano sui social e nei nuovi strumenti messi a disposizione dall’intelligenza artificiale.
Libertà, democrazia e media
Senza media liberi e indipendenti non c’è democrazia e non c’è Unione europea. Nel momento in cui l’estrema destra e i governi sovranisti attaccano i giornalisti, la lotta per una vera libertà di stampa è diventata cruciale.
La delegazione degli eurodeputati PD si batte per una piena attuazione dello European Media Freedom Act e ha espresso solidarietà a Sigfrido Ranucci e al programma Report dopo minacce e intimidazioni, denunciando la vulnerabilità della libera informazione e gli attacchi a tutti i giornalisti dentro e fuori l’Europa.
Vogliamo un’Unione europea che reagisca alle derive autoritarie e alla disinformazione che alimenta l’estremismo. La battaglia comprende l’invito all’UE a intervenire nei casi in cui vengano intimiditi giornalisti o si ostacoli l’inchiesta libera, così come la denuncia della propaganda messa in campo dalla guerra ibrida russa.