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Coesione e Territori
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Europa per i territori: da Bruxelles l’allarme PD su bilancio UE, PNRR e “fondo unico”

Lo scorso 10 dicembre al Parlamento europeo a Bruxelles eurodeputati e amministratori locali del Partito Democratico hanno portato in aula una “maratona” di interventi per denunciare il rischio di un’Europa più debole: tagli agli investimenti, centralizzazione delle scelte negli Stati, ridimensionamento della coesione e incertezza sul PNRR. Il messaggio è unitario: difendere i territori significa difendere l’Unione e, senza una strategia comune (e risorse adeguate), si aprono nuove diseguaglianze tra città, regioni e aree interne.

Nicola Zingaretti, capodelegazione dei parlamentari democratici, ha aperto l’incontro rivendicando l’unità tra rappresentanza europea e amministratori locali e denunciando la linea dei governi nazionalisti che spinge verso un’Europa ridotta al minimo.
Il bilancio UE e le scelte sul PNRR sono il simbolo di questa regressione, ha spiegato: i territori vengono esclusi dalla programmazione e dal protagonismo politico. Colpire l’Europa, quindi, significa indebolire l’Italia: “Si punta a un’Europa minima necessaria – ha detto – che mortifica le sue politiche e il suo livello di integrazione. Così si indeboliscono insieme Europa e Italia”.

Per Luca Menesini, presidente del Partito Socialista Europeo nel Comitato delle Regioni, ci sono tre nodi principali: risorse insufficienti, centralizzazione nazionale e tagli alle politiche chiave. La nuova architettura del bilancio allontana regioni e comuni dal negoziato.
La presunta semplificazione favorisce solo Commissione e governi centrali. Sul PNRR avverte: senza proroga, i territori pagheranno il prezzo più alto. Serve aumentare la pressione politica anche a livello nazionale. “È una semplificazione per la Commissione, perché la trattativa diventa solo nazionale, ma così i territori vengono messi ai margini”.

Non potendo partecipare in presenza perché impegnata in altri impegni istituzionali, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha inviato un contributo scritto: “Il lavoro che portate avanti nei territori è il baricentro politico del Partito Democratico. Gli amministratori locali sono il primo presidio della democrazia, la struttura viva che traduce i valori in scelte concrete”.

Stefano Bonaccini, presidente del Partito Socialista Europeo nel Comitato delle Regioni, ha legato direttamente la crescita italiana ai fondi europei. Senza il PNRR, l’Italia sarebbe già in recessione. La mancata proroga mette a rischio comuni e investimenti già approvati e il fondo unico è una rinazionalizzazione che cancella le differenze territoriali. Sulla PAC e sulla coesione annuncia quindi una battaglia durissima: “In un’Europa che cresce poco, l’Italia non crescerà niente. Per questo il bilancio europeo deve cambiare radicalmente. Senza investimenti comuni, perdiamo tutti”.

Anna Maria Censi, assessore alla Mobilità di Milano, ha insistito sul legame tra politiche europee e vita quotidiana dei cittadini.
In un continente urbano serve rendere visibili i benefici su aria, acqua, mobilità ed energia. Il timore è che la riduzione reale di risorse imponga scelte sbagliate tra coesione e innovazione. Milano si propone come laboratorio per politiche complesse ma necessarie sulla sostenibilità, ma serve una comunicazione capace di battere la banalizzazione populista delle destre: “Dobbiamo fare in modo che l’Europa cammini sulle gambe delle persone – ha detto – dobbiamo rendere queste politiche popolari, desiderabili, comprese. E contrastare la banalizzazione demagogico-populista”.

Giuseppe Lupo, eurodeputato PD impegnato nei negoziati sul bilancio UE 2028–2034, è intervenuto per sottolineare che serve un bilancio più ambizioso e meglio finanziato. Servono nuove entrate proprie e debito comune per difesa e competitività. Secondo Lupo, tagliare la coesione indebolisce l’Unione e la sua capacità di competere e ora si rischia di lasciare opere incompiute senza proroga del Next Generation EU. Per questo ha invitato i territori a mobilitarsi con atti formali nei consigli comunali contro la riforma. “Ridurre gli investimenti per la coesione indebolisce l’Unione Europea. Solo un’Europa più coesa può essere più forte. E quindi anche più competitiva”, ha concluso.

Silvia Salis, sindaca di Genova, ha raccontato l’impatto reale delle scadenze PNRR su chi amministra da poco, portando a esempio i ritardi accumulati per lunghi cicli elettorali locali e regionali. Per lei il fondo unico “è molto pericoloso, perché si perde l’ascolto dei territori. E siamo noi a sapere quali sono le necessità delle città”. Senza ascolto dei territori, le priorità diventano astratte, mentre i comuni sono sempre più sotto pressione con più popolazione e servizi e meno risorse. Il risultato è che senza flessibilità si rischia di scegliere tra sviluppo e giustizia sociale.

Antonio Decaro, eurodeputato PD appena eletto alla presidenza della Regione Puglia, ha avvertito che coprire il PNRR con la coesione trasforma un’aggiunta in una sostituzione. Il rischio finanziario è grande per i piccoli comuni: un’opera incompiuta può far saltare i bilanci per anni. Ha quindi criticato il cosiddetto “fondone”, perché nazionalizza scelte che funzionavano grazie a regia e valori europei, e ha chiesto una battaglia dei territori a difesa delle risorse e della strategia UE contro i divari: “Perché i valori e gli ideali che sono alla base della nascita dell’Unione Europea sono quelli che ci hanno permesso di individuare le linee di finanziamento per ridurre i divari di genere, generazionali e infrastrutturali”.

Brando Benifei, eurodeputato PD, ha raccontato che ha lavorato al precedente negoziato sul bilancio UE durante il Covid, con le pressioni per tagliare politiche sociali e lotta alla povertà. “David Sassoli, il nostro presidente – ha ricordato – ci diceva di non perdere la bussola. Per noi il bilancio europeo è lavoro, impresa, innovazione, ma anche lotta per la coesione, contrasto alle vulnerabilità e alle povertà. Tenemmo duro e riuscimmo a ottenere dei risultati”. Ora, ha concluso, bisogna “riaprire la partita politica dell’Europa, non accettare il business as usual, perché non è possibile affrontare le sfide che abbiamo davanti senza alzare il livello dell’ambizione”.

Matteo Lepore, sindaco di Bologna, ha definito la sfida come una battaglia di libertà e democrazia. Se decidono solo gli Stati, i territori diventano ricattabili. L’esempio è la rete di sindaci sul diritto alla casa, su cui ora servono risorse. Per Lepore la centralizzazione dei fondi è legata a una deriva reazionaria internazionale e nazionale: “Loro lavorano per togliere risorse ai territori e tenersi le mani libere – ha spiegato – perché questo fondo unico fa il paio con altre politiche attuate in Paesi governati dai nazionalisti”.

Irene Tinagli, eurodeputata PD e presidente della commissione speciale sulla crisi abitativa, ha insistito: no ai tagli e sì a un bilancio più forte con nuove risorse. Si fa un uso selettivo del rapporto Draghi: lo si cita, ma si dimentica l’ambizione finanziaria. Secondo lei la rinazionalizzazione spezza il rapporto tra Bruxelles e territori e invece bisogna difendere la regia europea come strumento per ridurre diseguaglianze e traiettorie divergenti. “Stiamo facendo una battaglia perché all’interno del bilancio europeo ci sia comunque una linea dedicata all’emergenza casa, perché non possiamo più sopportare liste d’attesa enormi per l’housing sociale e decine di migliaia di case popolari sfitte per mancanza di risorse per la ristrutturazione”.

In collegamento dall’Italia, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha messo in guardia dal rischio di una deriva lenta, quella della “rana bollita” che normalizza freni e regressioni. L’Europa è il volano per contrastare arretramenti nazionali, come dimostra la difficoltà di rimodulare fondi per housing e politiche sociali. “Dobbiamo difendere i nostri ideali europeisti – ha detto – insieme ai valori costituzionali, primo fra tutti quello della salute pubblica”.

Secondo l’eurodeputato PD Raffaele Topo, la proroga del PNRR serve a completare opere senza alternative certe. Ci sono già cantieri bloccati e incertezza amministrativa con rischi economici reali. Bisogna quindi difendere gli investimenti sanitari territoriali come riorganizzazione strutturale e non come spesa corrente. Sulla coesione Topo ha denunciato il rischio di finanziare nuovi obiettivi drenando risorse ai divari: “Il governo italiano ha fatto una scelta politica: 5 miliardi destinati a questi investimenti sono stati usati per la legge di stabilità”.

Piero Capizzi, presidente del Libero Consorzio di Enna, ha dato voce alle esigenze delle aree interne e del “profondo Sud”. L’Italia è anche fatta di piccole comunità con diritti identici alle metropoli e la coesione è lo strumento per garantire uguaglianza di opportunità e servizi. “Il bambino di Enna deve avere gli stessi diritti del bambino di Milano – ha detto – altrimenti le aree interne si spopoleranno e non avranno futuro”.

Loredana Capone, presidente del Consiglio regionale della Puglia e vicepresidente PD, ha raccontato la trasformazione pugliese resa possibile dai fondi europei integrati. La vera conquista è stata l’autodeterminazione: programmare secondo i bisogni locali. Fondo unico e nazionalizzazione cancellano questa capacità e favoriscono chi è già forte. “Abbiamo costruito una programmazione che ha servito i territori – ha spiegato – non è stata solo una questione di risorse, ma di autodeterminazione”.

Per Antonio Mazzeo, consigliere regionale della Toscana, la credibilità europea si misura nei servizi quotidiani: nidi gratuiti, politiche giovanili, sostegno a imprese e ricerca. Ora però bisogna chiedersi se con la nazionalizzazione quelle scelte sarebbero state fatte. Il dissesto idrogeologico è un precedente che preoccupa: quando il governo ha ripreso risorse, ha tagliato priorità locali. “Se c’è più sanità
pubblica il cittadino lo vede, se le scuole vengono sistemate il cittadino lo vede. Questa differenza va rimarcata giorno dopo giorno”.

In conclusione è intervenuto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha spiegato che ci sono due problemi strutturali: i rimborsi del Next Generation EU senza rollover e le spese per la difesa caricate sul bilancio pluriennale dell’UE. Se la difesa è vitale, servono strumenti straordinari come durante il Covid. Altrimenti il rischio è un negoziato in cui i più forti si proteggono e comuni e città restano scoperti. “Riformare sì – ha concluso – ma senza smantellare l’ossatura delle politiche di coesione”.

MEP responsabili

Nicola Zingaretti

Capodelegazione italiana S&D

Brando Benifei

Coordinatore S&D Commissione INTA

Antonio Decaro

Presidente Commissione ENVI

Giuseppe Lupo

Vicepresidente Commissione BUDG

Pina Picierno

Vicepresidente del Parlamento Europeo

Irene Tinagli

Presidente Commissione HOUS

Raffaele Topo

Membro Commissione EMPL, REGI

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