Troppo spesso sentiamo dire che dobbiamo scegliere tra ambizione climatica e tutela dell’industria e dei lavoratori. L’obiettivo non deve essere schierarsi da una parte o dall’altra, ma fare in modo che queste due sfide vengano affrontate insieme. Ed è proprio quello che abbiamo fatto questa settimana al Parlamento europeo. Abbiamo votato per dare più flessibilità alle imprese nel loro percorso di decarbonizzazione e approvato misure che proteggono le nostre industrie dalla concorrenza sleale straniera. Come Presidente della Commissione ENVI, ho lavorato su uno strumento importante del sistema europeo di scambio di quote di emissione – l’ETS. In quanto relatore, ho presentato una modifica alla riserva stabilizzatrice del sistema ETS – una specie di “banca centrale delle quote”, che assorbe gli squilibri tra domanda e offerta e stabilizza il prezzo del carbonio.
È uno strumento importante, perché dà certezza sia sulla disponibilità che sul prezzo delle quote che le imprese europee devono acquistare per compensare le proprie emissioni. Tra chi voleva respingere la proposta in toto e chi preferiva lasciare crescere indefinitamente il numero di quote, abbiamo scelto un’altra strada. Abbiamo trovato un equilibrio che rafforza la riserva ETS – aumentandone la “potenza di fuoco” e la flessibilità, per dare più respiro all’industria – senza minare gli obiettivi climatici. Le nostre proposte sono state approvate a larga maggioranza e rappresentano il calcio d’inizio della riforma del sistema ETS, sulla quale lavoreremo intensamente nei prossimi mesi.
Con lo stesso approccio abbiamo rafforzato uno degli strumenti più importanti che abbiamo per tutelare le nostre industrie dalla concorrenza straniera: il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il CBAM. Abbiamo allargato il numero di prodotti e settori tutelati dal sistema, irrigidito le norme per contrastare l’elusione delle regole e proposto di istituire da subito un Fondo europeo a sostegno dei produttori più esposti alla concorrenza internazionale. Sono risultati che premiano il lavoro portato avanti in questi mesi e che dimostrano chiaramente come politiche climatiche e politiche industriali ambiziose possano andare di pari passo. Ed è un tema chiave, perché solo un’industria innovativa e decarbonizzata potrà essere davvero competitiva nei prossimi decenni. Allo stesso tempo, nessuna transizione ecologica può funzionare se spinge le imprese a delocalizzare o se chiede più sforzi ai più deboli.
L’Europa deve avere l’ambizione e la capacità di tenere insieme la sfida climatica e quella industriale. Con le votazioni di questa settimana abbiamo dimostrato che è possibile.