Sandro Ruotolo
Sandro Ruotolo
Innovazione e Digitale
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Proteggere la democrazia significa riprendere il controllo democratico su piattaforme e algoritmi

Il Parlamento europeo ha indicato una strada chiara per difendere le nostre democrazie dalle ingerenze straniere e dalla disinformazione. Con 420 voti favorevoli, 220 contrari e 26 astensioni, l’Assemblea di Strasburgo ha approvato le raccomandazioni della commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia. Un voto importante, perché riconosce che nessuno Stato membro può affrontare da solo minacce organizzate e transnazionali.

La Russia viene indicata come la principale minaccia esterna, seguita da Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord. Parliamo di campagne di disinformazione, attacchi informatici, sabotaggi, spionaggio e manipolazione del dibattito pubblico. Per coordinare la risposta europea, il Parlamento propone un Centro europeo per la resilienza democratica, dotato di un mandato chiaro, risorse proprie e controllo parlamentare. Ma la principale arena dello scontro è ormai quella digitale. La disinformazione e le interferenze oggi passano in larga parte attraverso le piattaforme digitali e sono amplificate dagli algoritmi. Le piattaforme non si limitano a trasmettere informazioni: attraverso i loro sistemi di raccomandazione possono amplificare e rendere virali anche fake news, disinformazione e contenuti manipolatori. Per questo algoritmi, manipolazione dell’informazione, interferenze ibride e ruolo delle piattaforme devono essere affrontati insieme.

Il punto è che non possiamo pensare di combattere la disinformazione inseguendo e smentendo una fake news alla volta. Bisogna intervenire sistematicamente sul meccanismo che permette a questi contenuti di circolare, moltiplicarsi e raggiungere milioni di persone: quindi sul funzionamento degli algoritmi e sulle responsabilità delle piattaforme.
Il Parlamento chiede perciò un’applicazione rigorosa del Digital Services Act e dell’AI Act, maggiori responsabilità per le piattaforme e misure contro bot, deepfake malevoli e pubblicità fraudolente. Propone inoltre di considerare le infrastrutture elettorali come infrastrutture critiche e di rafforzare la trasparenza dei finanziamenti politici, compresi quelli effettuati attraverso criptovalute. Accanto alle regole servono investimenti duraturi nel giornalismo indipendente, nella società civile e nell’educazione ai media e all’intelligenza artificiale.

Da qui il tema della sovranità digitale europea. Non significa necessariamente avere piattaforme europee, ma fare in modo che le regole della nostra democrazia non siano determinate da algoritmi opachi controllati da soggetti privati.
L’Europa deve essere in grado di sapere come funzionano gli algoritmi, controllarli e verificarne gli effetti, soprattutto quando incidono sull’informazione, sul dibattito pubblico e sui processi democratici. Questo significa avere sufficiente trasparenza anche sui sistemi e sui codici che determinano cosa viene mostrato, raccomandato e amplificato.
In sintesi: non rincorrere le singole fake news, ma intervenire sistematicamente sulle condizioni che permettono alla disinformazione di diffondersi. Sovranità digitale significa riprendere il controllo democratico su piattaforme e algoritmi, senza lasciare che siano sistemi opachi a decidere ciò che vediamo e, indirettamente, ciò che pensiamo.

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