Abbiamo raggiunto un accordo con il Consiglio europeo per rafforzare l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, una struttura essenziale per proteggere meglio la salute delle persone, l’ambiente e la sicurezza dei prodotti che usiamo ogni giorno.
L’ECHA valuta i rischi legati alle sostanze chimiche, sostiene l’applicazione delle regole europee e ha visto crescere nel tempo il proprio ruolo: per questo servivano governance più solida, finanziamenti più adeguati e strumenti all’altezza di un mandato sempre più ampio e delicato. È un risultato importante perché, per proteggere davvero cittadini e ambiente, l’Europa ha bisogno di istituzioni scientifiche forti, indipendenti e in grado di lavorare in modo efficace. Voglio ringraziare il relatore Christophe Clergeau, tutto il team del Parlamento europeo e la Presidente Roberta Metsola per le parole con cui ha riconosciuto il valore politico di questo accordo.
Dalla sua istituzione nel 2007, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche e i suoi comitati scientifici hanno svolto un ruolo centrale nell’attuazione delle norme dell’Unione europea in materia di registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH), fornendo valutazioni e pareri di carattere tecnico e scientifico. Nel tempo, le responsabilità dell’ECHA si sono ampliate fino a comprendere la sicurezza dei prodotti e le politiche ambientali, inclusa l’elaborazione di pareri scientifici sulla restrizione delle microplastiche e delle sostanze PFAS.
I co-legislatori, Parlamento europeo e Consiglio, hanno concordato di consolidare i compiti e le responsabilità ampliati dell’ECHA all’interno di un unico regolamento, separando l’Agenzia dal regolamento REACH che ne aveva originariamente previsto l’istituzione. Questo quadro normativo unificato e autonomo fornirà una chiara base giuridica per le attività dell’ECHA e ne faciliterà una governance efficiente. Le nuove norme definiscono inoltre in modo preciso i compiti attribuiti all’Agenzia nell’ambito delle diverse legislazioni dell’UE. L’accordo consente al Parlamento europeo o agli Stati membri di richiedere pareri scientifici all’ECHA, previa consultazione della Commissione europea.
La struttura dell’ECHA sarà adattata per gestire in modo efficace il carico di lavoro attuale e futuro, garantendo le risorse necessarie. Per mantenere i più elevati standard di competenza scientifica e tecnica nell’Unione europea, l’accordo prevede che gli Stati membri nominino gli esperti necessari, che saranno poi designati nei comitati per la valutazione dei rischi e per l’analisi socioeconomica dell’Agenzia.
Grazie all’unificazione dei bilanci (da tre a uno unico e autonomo), l’ECHA disporrà di una maggiore flessibilità nell’allocazione indipendente delle risorse, così da adattarsi in modo efficiente alle variazioni del carico di lavoro.
Riconoscendo le difficoltà nel prevedere con precisione le entrate derivanti da tasse e diritti, l’accordo istituisce un fondo di riserva pari fino al 10% delle entrate dell’ECHA provenienti da tariffe e contributi, al fine di far fronte alle fluttuazioni di tali entrate e ai loro effetti sulle attività dell’Agenzia. La Commissione potrà aumentare o ridurre questa percentuale entro un intervallo compreso tra l’1% e il 20%, per rispecchiare meglio le effettive esigenze finanziarie dell’ECHA.
E’ stato riconosciuto inoltre che la fiducia nell’ECHA, nei suoi pareri e nelle sue consulenze è fondamentale. Per questo motivo hanno introdotto norme chiare per prevenire e gestire i conflitti di interesse del personale e degli esperti dell’Agenzia, compresi i membri dei suoi organi interni, al fine di garantirne l’indipendenza e la credibilità.
L’accordo provvisorio sarà ora sottoposto al Parlamento europeo e al Consiglio per l’adozione formale. Una volta approvato, il nuovo regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrerà in vigore venti giorni dopo la sua pubblicazione.