Giuseppe Lupo
Giuseppe Lupo
Bilancio
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Bilancio: i fondi europei di coesione e per l’agricoltura devono restare distinti e ben finanziati

Il 28 aprile, nella seduta plenaria di Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, aprendo formalmente una fase negoziale decisiva con gli Stati membri. La relazione è stata adottata dalla maggioranza pro-europea composta da S&D, PPE, Renew e Verdi, mentre ha registrato il voto contrario delle destre e di The Left. Tra i deputati italiani, la maggioranza di governo si è divisa: Forza Italia ha votato a favore, Fratelli d’Italia si è astenuta e la Lega ha votato contro.

Nel mandato approvato confluiscono le richieste della delegazione degli eurodeputati PD, che delineano un’impostazione chiara: un bilancio europeo più ambizioso, capace di rispondere alle nuove sfide senza snaturare gli strumenti fondamentali dell’integrazione. In particolare, la relazione chiede che il futuro bilancio non includa i rimborsi del piano Next Generation EU e che restino distinti i fondi di coesione, quelli per l’agricoltura e il Fondo Sociale europeo.

Nel dettaglio, il Parlamento propone un aumento di circa il 10% delle risorse stanziate, portando l’ammontare complessivo per il periodo 2028-2034 a 2.014,20 miliardi di euro, pari all’1,27% del Reddito nazionale lordo. A ciò si aggiunge la richiesta di escludere dal bilancio il rimborso del Next Generation EU, pari a un ulteriore 0,11% del RNL, da collocare al di sopra dei massimali del QFP attraverso l’utilizzo delle risorse proprie.

Uno dei punti più netti riguarda il rigetto della proposta della Commissione europea di accorpare i fondi della Politica agricola comune e quelli di coesione all’interno di Piani di partenariato nazionali e regionali, modellati sull’esperienza del PNRR. Il Parlamento respinge questa impostazione e chiede invece stanziamenti distinti per ciascun settore politico: 433 miliardi per la PAC (con un aumento di 107,79 miliardi), 7,29 miliardi per la pesca (aumento di 5,29 miliardi), 306,93 miliardi per FESR, Interreg e Fondo di coesione (aumento di 78,87 miliardi), 124,19 miliardi per il Fondo Sociale europeo come fondo separato, e 38 miliardi per gli affari interni, articolati in tre filoni (aumento di 3,8 miliardi).

Questa architettura mantiene un quadro orizzontale di attuazione fondato su principi comuni, come la condizionalità dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali. Allo stesso tempo, il Parlamento respinge con forza qualsiasi modello basato su un unico piano nazionale per Stato membro o su una gestione prevalentemente nazionale delle risorse. Una simile impostazione, si legge nella risoluzione, rischierebbe di rinazionalizzare il bilancio dell’Unione, indebolire la dimensione europea della spesa, creare concorrenza tra beneficiari e compromettere la governance multilivello. Inoltre, ridurrebbe trasparenza e prevedibilità dei finanziamenti, marginalizzando il ruolo delle autorità regionali e locali e mettendo in discussione i principi di sussidiarietà e coesione. Da qui la richiesta di mantenere politiche comuni con fondi dedicati, evitando frammentazioni.

Accanto a questi capitoli, la relazione prevede uno stanziamento significativo per le principali politiche europee: 264,35 miliardi per il Fondo competitività (aumento di 30,05 miliardi), di cui 3,39 miliardi destinati a LIFE e 10,05 miliardi a EU4Health; 200 miliardi per Horizon Europe (aumento di 25 miliardi); 91,29 miliardi per il CEF nei settori trasporti, energia e mobilità militare (aumento di 9,89 miliardi); 47,39 miliardi per Erasmus+ (aumento di 6,56 miliardi); 10,72 miliardi per AgoraEU (aumento di 2,14 miliardi).
Sulla crisi abitativa, il Parlamento sostiene un approccio articolato che mobiliti il FESR, i prestiti di Catalyst Europe, gli investimenti mirati dell’ECF, i comparti nazionali di InvestEU e gli strumenti della BEI, con l’obiettivo di realizzare un piano europeo per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili.
In politica estera si chiede un aumento di circa l’11% dell’intera rubrica per l’azione esterna, con il rafforzamento del sostegno alle agenzie ONU e la fissazione di un obiettivo di almeno 25 miliardi di euro per gli aiuti umanitari. La relazione sottolinea inoltre la necessità di un ruolo più incisivo dell’Unione nella ricostruzione post-conflitto, con finanziamenti dedicati all’Ucraina e a Gaza.

Le spese per l’amministrazione dell’UE restano invariate. Sul fronte delle entrate, invece, il Parlamento ribadisce la necessità di risorse proprie sostenibili, prevedibili e resilienti, rinnovando l’impegno per l’introduzione di nuove entrate non solo per il rimborso del debito di Next Generation EU, ma anche per finanziare le politiche europee. In questo senso, si invita il Consiglio a superare lo stallo che perdura dal 2020 e a raggiungere un livello di entrate di almeno 60 miliardi all’anno.

Il voto del Parlamento definisce così una linea politica netta: rafforzare il bilancio europeo, preservarne la natura comune e dotarlo degli strumenti necessari per affrontare le sfide economiche, sociali e geopolitiche dei prossimi anni. Ora attendiamo la posizione degli Stati membri in modo da poter aprire il negoziato Interistituzionale per stabilire l’equilibrio finale del prossimo QFP.