Il costo dell’energia pesa sui cittadini almeno tre volte: nelle bollette, nel carrello della spesa e nel lavoro. Quando l’energia costa troppo aumentano i prezzi e le imprese fanno più fatica a restare competitive. Non sorprende quindi che la povertà energetica continui a crescere: solo in Italia riguarda circa 6 milioni di persone.
Per questo è giusto mettere i cittadini al centro delle politiche energetiche. Ma se l’elettricità resta così cara, molte soluzioni che potrebbero ridurre le bollette non riescono a esprimere tutto il loro potenziale. Tecnologie come le pompe di calore, l’elettrificazione dei consumi e la mobilità elettrica esistono già, ma il prezzo dell’energia continua a essere trascinato dal gas, dalle tensioni geopolitiche e anche da fenomeni speculativi.
C’è poi un tema di trasparenza. I proventi del sistema europeo ETS dovrebbero finanziare la transizione energetica, ma oggi oltre il 90% delle risorse viene gestito direttamente dagli Stati membri e il sistema si basa quasi esclusivamente su rendicontazioni nazionali. In Italia, tra il 2012 e il 2023, solo il 9% dei proventi ETS è stato utilizzato per la transizione e, per i circa 5 miliardi degli ultimi due anni, non esiste una tracciabilità chiara.
Se l’ETS mette un prezzo alle emissioni, quei proventi devono tornare ai cittadini sotto forma di investimenti nella transizione. Perché la decarbonizzazione non è solo una politica climatica: è il nostro social deal e il nostro freedom deal.