In Europa è finito il tempo delle esitazioni. Dopo lo shock geopolitico provocato dall’amministrazione Trump e il discorso di Mario Draghi dello scorso 2 febbraio sul “federalismo pragmatico”, i leader europei sono stati messi di fronte alla necessità di dare risposte concrete. Purtroppo il summit in Belgio ha mostrato i limiti di sempre dell’Europa intergovernativa: divisioni e lentezze, questa volta accentuate dal “freno italo-tedesco” (copyright Tinagli) che pensa di aumentare la competitività con sovranismo e deregulation.
La nostra delegazione di eurodeputate ed eurodeputati PD, invece, ha raccolto la sfida e, nella sessione plenaria di febbraio del Parlamento europeo a Strasburgo, ha presentato e avviato la raccolta firme del manifesto “Verso gli Stati Uniti d’Europa. Ora”.
Vogliamo un’Europa federale, con le cooperazioni rafforzate se non si può procedere a 27, senza potere di veto, con un bilancio più forte e una vera politica estera. Vogliamo un bilancio più grande e coraggioso che, anche attraverso il debito comune, sia in grado di investire sui settori chiave per la nostra competitività nel campo del digitale, dell’intelligenza artificiale, dell’aerospazio, della transizione ecologica e dell’autonomia strategica nella difesa.
Nei prossimi giorni saremo impegnati in eventi in tutta Italia per dire no a un immobilismo democratico e alla distruzione dell’Europa che ha come protagonisti i nazionalismi europei e l’amministrazione americana. Vogliamo aprire una nuova stagione che vada incontro agli italiani che chiedono protezione, perché l’Italia che si chiude è un’Italia più debole.
L’Europa può garantire protezione al nostro Paese e anche per questo, fin dall’inizio della legislatura, abbiamo deciso di schierarci contro un immobilismo burocratico, figlio di un blocco di governi segnati dalla destra. Ci siamo dichiarati contrari a una svolta distruttiva dei gruppi dell’estrema destra, che vogliono arretrare rispetto alle conquiste ottenute. Avevamo ragione noi a voler costruire, in una maggioranza da tenere in vita, un’altra scelta d’Europa.
Invece il Governo italiano, con la scusa di “costruire ponti”, ad oggi si è distinto per subalternità all’amministrazione Trump e per il rilancio di uno pseudo-europeismo regressivo che, sotto l’etichetta di “confederazione”, vuole togliere potere a Bruxelles e smontare quella parte di Unione europea che funziona e che protegge gli italiani. Nel 2027 saranno passati 70 anni dal Trattato di Roma. Noi siamo quella parte d’Italia che vuole non un ritorno indietro a un’Europa intergovernativa, debole e divisa, ma il rilancio di un’Europa compiutamente federalista, perché l’interesse dell’Europa è l’interesse dell’Italia. Nonostante gli anni di propaganda sovranista ed euroscettica, oggi tutti i sondaggi indicano che gli italiani hanno aperto gli occhi. È difficile ignorare la realtà che abbiamo di fronte. Oggi i veri patrioti siamo noi.