Il Parlamento ha deciso, con 414 voti favorevoli, 224 contrari e 18 astensioni, di chiedere all’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (APPF) di verificare se il partito politico Europe of Sovereign Nations (ESN), di cui fa parte l’eurodeputato italiano Roberto Vannacci, rispetti le condizioni per la registrazione e il finanziamento previste dal regolamento sullo statuto e sul finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee. Il voto si è tenuto a scrutinio segreto.
La procedura è stata avviata dopo che l’APPF, l’Autorità per i Partiti Politici Europei e le Fondazioni Politiche Europee, competente per la registrazione, il controllo e l’eventuale irrogazione di sanzioni nei confronti dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, ha informato il Parlamento, il Consiglio e la Commissione di fatti che sollevano dubbi sul rispetto, da parte di ESN, dei valori dell’Unione, come previsto dalla normativa.
«È una scelta di coerenza dopo la relazione dell’Autorità per i partiti politici e le fondazioni politiche europei, che ha evidenziato diverse criticità – ha spiegato Alessandro Zan, eurodeputato Pd e membro della commissione per le Libertà civili –. I soldi europei non possono finire nelle casse di organizzazioni neofasciste che attaccano l’uguaglianza e i diritti umani. Non è censura, è rispetto delle regole. Ora sarà la stessa autorità indipendente a valutare il caso. Ma il principio è chiaro: nessun euro pubblico a chi calpesta i valori fondamentali su cui l’Unione è nata».
Per Brando Benifei, eurodeputato Pd e membro della commissione Affari costituzionali, che ha promosso l’azione assieme ad altri europarlamentari dei gruppi politici europeisti, «la questione non è quella di censurare posizioni controverse, ma evitare che il denaro pubblico dei contribuenti italiani ed europei finanzi formazioni che promuovono posizioni contrarie alla Costituzione e alla Carta europea dei diritti fondamentali».
Secondo diverse fonti, l’APPF ha prodotto un rapporto di circa 300 pagine che raccoglie dichiarazioni pubbliche, interventi, pubblicazioni e attività attribuite a esponenti del partito europeo ESN e dei suoi membri nazionali. Ma tra anticipazioni giornalistiche e dichiarazioni pubbliche si può già valutare il calibro dei personaggi alleati del gruppo in cui siede Vannacci, difesi dagli eurodeputati di Lega e FdI nel voto a Strasburgo.
Maximilian Krah, nel 2024, dichiarò, parlando delle SS naziste, che «non tutte le SS erano criminali». Un’affermazione che provocò una crisi con gli alleati europei dell’AfD e contribuì all’espulsione del partito dal gruppo ID prima delle elezioni europee del 2024. Björn Höcke, sempre dell’AfD, è stato più volte condannato in Germania per aver utilizzato lo slogan nazista «Alles für Deutschland», che era il motto delle SA hitleriane. Sempre nell’AfD tedesca, Matthias Helferich si è autodefinito «il volto amichevole dei nazisti».
Secondo il dossier APPF, anticipato in parte da Euronews, il problema è che questi politici parlano spesso di remigrazione, concetto caro anche all’estrema destra italiana, esteso anche a cittadini europei di origini straniere: un caso palese di razzismo. L’eurodeputato olandese Thierry Baudet, leader del Forum per la Democrazia (FvD), ha sostenuto la necessità di una «remigrazione di massa», affermando che l’immigrazione impedirebbe di mantenere un’Europa «bianca». Razzisti sono giudicati anche i cartelli esposti dal partito ceco SPD (Svoboda a přímá demokracie).
Il partito bulgaro Revival/Vazrazhdane, considerato vicino al Cremlino, vuole bloccare tutti i film contenenti scene di omosessualità, considerata al pari della pedofilia. In Slovacchia, il parlamentare europeo Milan Mazurek è già stato condannato per le sue affermazioni contro i rom. In Polonia, l’eurodeputato Grzegorz Braun, nel 2023, ha spento con un estintore le candele di Hanukkah nel Parlamento polacco, definite «sataniche», e nel 2025 ha dichiarato che «Auschwitz con le sue camere a gas è una fake news».
Ora l’autorità indipendente procederà ora a verificare se ESN rispetti i valori fondamentali dell’UE, quali la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, requisito necessario per la registrazione come partito politico europeo, conformemente alla procedura prevista dall’articolo 13 del regolamento. Il controllo democratico costituisce un elemento essenziale della procedura: un’eventuale futura decisione di cancellare un partito dal registro può entrare in vigore solo in assenza di obiezioni da parte del Parlamento o del Consiglio. È la prima volta che questa procedura viene attivata. Il regolamento riveduto sui partiti politici europei e le fondazioni politiche europee, approvato dal Parlamento nell’ottobre 2025, ha rafforzato le norme in materia di trasparenza, interferenze straniere e tutela dei valori europei.