È ora di riconoscere che la storia dell’Europa e del federalismo europeo non è fatta solo di “padri fondatori”, ma anche di “madri fondatrici” e di donne coraggiose come Ursula Hirschmann, la cui vita di impegno politico rappresenta l’incontro tra tre grandi tradizioni democratiche del Novecento: l’antifascismo, il federalismo europeo e il femminismo.
Per questo, lunedì 6 luglio, in occasione della plenaria di Strasburgo, il Bureau del Parlamento europeo approverà l’intitolazione di una sala a Ursula Hirschmann, che ha contribuito a diffondere il Manifesto di Ventotene. L’iniziativa è stata sostenuta dalle delegazioni degli eurodeputati italiani e tedeschi nel Gruppo dei Socialisti e Democratici.
Si tratta di un riconoscimento giusto e importante che abbiamo chiesto con forza insieme alla collega tedesca e presidente del Gruppo Spinelli, Gabriele Bischoff.
Ursula Hirschmann, nata a Berlino nel 1913 da una famiglia ebrea, si oppose al nazismo fin da subito. Non ancora ventenne aderì alle organizzazioni giovanili socialdemocratiche e da lì iniziò una vita di fughe, sradicamenti e pericoli a cui non si è mai sottratta e che la portarono prima a Parigi e poi in Italia, dopo l’unione con Eugenio Colorni. Senza il suo impegno non avremmo conosciuto il Manifesto di Ventotene, perché fu Hirschmann, insieme ad Ada Rossi e alle altre donne della rete antifascista, a trafugare e diffondere il testo fondativo dell’Europa unita, scritto sulle cartine delle sigarette e nascosto nelle fodere dei vestiti e, secondo alcuni racconti, persino all’interno di un pollo arrosto.
Nel 1943 partecipò alla fondazione del Movimento Federalista Europeo e continuò il proprio impegno politico anche quando, l’anno dopo, Colorni fu ucciso dai fascisti e rimase vedova con tre figlie. Per lei, che aveva visto la Germania democratica diventare una dittatura, la federazione europea rappresentava la sola garanzia di pace e democrazia contro il virus del nazionalismo.
Negli anni successivi si avvicinò ad Altiero Spinelli, che divenne suo marito, e lo accompagnò a Bruxelles quando divenne commissario europeo. Qui fondò nel 1975 “Femmes pour l’Europe”, una rete che riuniva donne provenienti da diversi Paesi e orientamenti politici per promuovere la partecipazione femminile al progetto europeo.
Ursula Hirschmann non si considerava tedesca o italiana, ma semplicemente europea.
«Noi sradicati d’Europa – scrisse – che abbiamo cambiato più frontiere che scarpe… in un’Europa unita non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene, e per questo siamo federalisti».