Raffaele Topo
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Lavoro e Welfare
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Strategia europea contro la povertà: un passo avanti, ma servono più risorse

La Commissione europea ha adottato la nuova Strategia contro la povertà, fissando un obiettivo importante: contribuire a ridurre di almeno 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale entro il 2030 e porre le basi per l’eliminazione della povertà entro il 2050.

Per comprendere la portata della sfida, basta guardare i numeri. Oggi nell’Unione europea circa 93 milioni di persone, quasi una su cinque, sono a rischio di povertà o esclusione sociale. Tra queste vi sono 19,3 milioni di bambini che vivono in condizioni di fragilità economica e circa un milione di persone che affrontano forme gravi di esclusione abitativa o vivono senza una casa. La strategia presentata dalla Commissione contiene elementi positivi. Riconosce la necessità di investimenti, di un impegno politico costante e di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni europee. Tuttavia, se le ambizioni sono elevate, gli strumenti messi in campo appaiono ancora insufficienti per affrontare una sfida di queste dimensioni.

Come gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), abbiamo chiesto con forza l’adozione di una vera Agenda europea contro la povertà, inserendola tra le condizioni politiche per il sostegno alla nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen. La presentazione di questa strategia rappresenta quindi un risultato importante, ma non può essere considerata un punto di arrivo. La lotta alla povertà non può limitarsi a misure di assistenza sociale. Deve fondarsi su una più equa distribuzione delle risorse e delle opportunità, sul rafforzamento della giustizia sociale, sulla parità di genere e su investimenti pubblici capaci di garantire benessere, inclusione e coesione sociale.

Tra gli aspetti positivi della strategia vi sono il rafforzamento della Garanzia europea per l’infanzia, l’impegno nella lotta alla homelessness, il sostegno all’edilizia sociale e l’attenzione all’inclusione sociale e lavorativa delle persone più vulnerabili. Si tratta di richieste che il nostro gruppo aveva avanzato da tempo e che oggi trovano almeno un parziale riconoscimento. Restano però importanti lacune. Innanzitutto, manca uno stanziamento dedicato di 20 miliardi di euro per la Child Guarantee, una misura che S&D considera essenziale per contrastare la povertà minorile in modo efficace. Inoltre, la strategia non affronta adeguatamente il tema della giustizia fiscale. La lotta alla povertà richiede politiche redistributive e una più equa ripartizione delle risorse, ma questa dimensione è sostanzialmente assente dal testo. Allo stesso modo, non è stata accolta la richiesta di presentare una proposta legislativa europea sui redditi minimi adeguati, uno strumento fondamentale per garantire a tutti condizioni di vita dignitose.

Per queste ragioni il lavoro non finisce con l’adozione della strategia. Ora è necessario rafforzarne l’attuazione, chiedendo non solo la nomina di coordinatori nazionali incaricati di monitorarne l’impatto, ma anche la creazione di un vero meccanismo europeo di coordinamento tra gli Stati membri. Solo così sarà possibile verificare quali risorse vengono effettivamente investite, quali misure vengono realizzate nei territori e quali risultati concreti si ottengono per cittadini, famiglie e bambini. La nuova Strategia europea contro la povertà rappresenta un passo nella giusta direzione. Ma per trasformare gli obiettivi in risultati servono più risorse, più coordinamento e una più forte volontà politica di costruire un’Europa davvero capace di non lasciare indietro nessuno.

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