Pierfrancesco Maran
Pierfrancesco Maran
Economia
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Energia, investimenti e autonomia strategica: l’Europa indica la strada

La decisione della Commissione europea di ampliare gli spazi fiscali per sostenere investimenti nell’energia, nella decarbonizzazione e nelle misure a favore delle famiglie rappresenta una scelta lungimirante e senz’altro rilevante. In una fase segnata da tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati energetici e crescente competizione globale, l’Europa dimostra ancora una volta di saper adattare i propri strumenti alle nuove sfide.

La Commissione ha chiarito che gli Stati membri potranno utilizzare una parte della flessibilità prevista nell’ambito delle nuove regole fiscali europee per finanziare interventi strategici nel settore energetico e per accompagnare cittadini e imprese nella transizione. Per l’Italia e per il governo Meloni si prospetta una grande occasione: nei prossimi tre anni potranno essere mobilitati fino a circa 14 miliardi di euro aggiuntivi destinati a investimenti energetici, alla decarbonizzazione e al sostegno delle famiglie, con il vincolo positivo di non finanziare ulteriormente i combustibili fossili.
Il nostro governo nazionale non può permettersi di sprecare tale occasione. Da anni l’Italia paga uno dei prezzi dell’elettricità più elevati d’Europa, una situazione dovuta in larga misura alla forte dipendenza dal gas. Continuare a intervenire esclusivamente con misure emergenziali o con sussidi temporanei significa rincorrere il problema senza risolverlo. La vera risposta consiste invece nell’accelerare gli investimenti nelle energie rinnovabili, nei sistemi di accumulo, nel rafforzamento delle reti elettriche e nelle infrastrutture necessarie per rendere il sistema energetico più moderno, sicuro e competitivo.

A queste nuove risorse si aggiungono quelle già disponibili attraverso il sistema europeo ETS, il meccanismo che mette un prezzo alle emissioni di CO₂ e che ha consentito all’Italia di incassare oltre 9 miliardi di euro dal 2022. Le regole europee indicano chiaramente che tali entrate devono essere utilizzate per sostenere la transizione energetica e la decarbonizzazione. Sommare queste risorse ai nuovi margini di investimento consentirebbe di costruire un Piano energetico nazionale ben strutturato, capace di rafforzare l’autonomia strategica del Paese e di ridurre in modo capillare il costo delle bollette per famiglie e imprese. L’aspetto forse più rilevante di questa scelta è il messaggio politico che porta con sé. In un momento in cui i nazionalismi tornano a sostenere che ogni Stato possa affrontare da solo le grandi sfide del nostro tempo, l’Europa dimostra il contrario.

La sicurezza energetica, la competitività industriale e la lotta al cambiamento climatico sono obiettivi che possono essere raggiunti soltanto attraverso politiche comuni e strumenti condivisi. La risposta europea alla crisi energetica degli ultimi anni ne è la dimostrazione. Dalla riforma del mercato elettrico, fino ai nuovi strumenti di investimento, l’Unione europea ha saputo costruire soluzioni che nessuno Stato membro avrebbe potuto realizzare da solo con la stessa efficacia.
Oggi l’Italia ha davanti una grossa occasione per investire nel futuro. Ridurre la dipendenza dal gas, rafforzare le energie pulite, sostenere le famiglie e rendere le imprese più competitive significa costruire una sicurezza energetica duratura. Ed è proprio l’Europa, ancora una volta, a offrire gli strumenti per farlo.

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