«Ci sono città in cui ormai il numero di appartamenti in affitto breve o turistico è più alto di quelli disponibili per famiglie, lavoratori, giovani coppie. Eclatante l’esempio di Firenze: 14mila appartamenti in affitto con contratto tradizionale e ben 17000 in affitto breve e turistico. Situazione analoga in molti quartieri di Roma, Milano. Per non parlare di Venezia. Anche piccole città turistiche sono state travolte». Così in una nota l’eurodeputata del Pd Irene Tinagli, presidente della commissione per l’emergenza abitativa del Parlamento europeo. «I sindaci da tempo chiedono misure per poter intervenire. Chi ha provato a farlo si è ritrovato a fronteggiare cause in tribunale e addirittura ricorsi alla Corte Costituzionale. Da oltre un anno al Parlamento Europeo chiediamo alla Commissione di intervenire dando dei criteri comuni per stabilire quando è legittimo intervenire e mettere un freno senza infrangere la direttiva sui servizi. Oggi la Commissione propone un Regolamento che fa esattamente questo: non vieta nulla, ma dà ai sindaci e ai governatori, degli strumenti per poter intervenire, sulla base di alcuni indicatori, quando la situazione è fuori controllo, quando ormai i prezzi delle case sono fuori dalla portata dei cittadini. Ora la palla passa ai governi nazionali e agli amministratori locali: se non intendono fare nulla, ne risponderanno ai propri cittadini. L’Ue non potrà più essere usata come alibi per trascinare in tribunale quei governatori e quei sindaci che provano a far valere i diritti dei cittadini».
La proposta di regolamento sull’Affordable Housing Act non impone divieti né armonizza le politiche abitative. Crea un quadro comune che consente alle autorità locali di limitare gli affitti brevi e l’uso degli immobili per finalità diverse dalla residenza principale, nel rispetto della direttiva sui servizi.Un territorio sarà definito “housing stress area” se il rapporto tra prezzo di una casa e reddito disponibile pro capite è almeno pari a 8, è cresciuto nei dieci anni precedenti e resterà critico per altri tre. Con un rapporto pari a 10 non servirà provarne l’aumento. Per limitare gli affitti brevi occorrerà inoltre dimostrare che abbiano danneggiato disponibilità o accessibilità delle case per almeno tre anni.Le misure dovranno essere proporzionate, circoscritte, motivate e riesaminate ogni cinque anni. Sono escluse le restrizioni agli affitti brevi nella residenza principale e le norme già adottate. Parlamento e Consiglio esamineranno ora il testo, anche per semplificarne l’applicazione da parte dei Comuni.