Dario Nardella
Dario Nardella
Agricoltura e Pesca
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Nardella: Bocciare la clausola di salvaguardia sul riso è un errore grave. I produttori europei pagheranno il prezzo

«Il voto della Plenaria che ha respinto la riapertura del trilogo e la possibilità di correggere la clausola di salvaguardia sul riso è un errore politico grave, che rischia di penalizzare pesantemente la produzione europea e in particolare quella italiana». Lo dichiara Dario Nardella, eurodeputato e coordinatore S&D in commissione Agricoltura, commentando l’esito del voto sulla revisione del regolamento sul Sistema delle preferenze generalizzate (SPG).

«Il SPG resta uno strumento fondamentale per sostenere lo sviluppo dei Paesi in via di sviluppo e promuovere standard ambientali e sociali più elevati. Ma proprio per questo deve essere equilibrato e sostenibile anche per i nostri produttori. Oggi questo equilibrio è venuto meno».

La posta in gioco è alta, soprattutto per l’Italia. L’Italia è il primo produttore europeo di riso, con 235mila ettari coltivati e 1,5 milioni di tonnellate annue. Eppure i prezzi sono crollati, in alcuni casi sotto i 40 euro al quintale, mentre gli effetti della guerra in Medio Oriente cominciano a farsi sentire pesantemente sulle filiere europee. Una dinamica che mette a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese agricole.

«Abbiamo perso un’occasione importante: l’emendamento che proponeva di ridurre la soglia di attivazione della clausola di salvaguardia automatica dal 45% al 20% avrebbe reso finalmente efficace uno strumento oggi di fatto inutilizzabile. Così com’è, la clausola scatterà troppo tardi, quando il mercato sarà già stato saturato da importazioni a dazio zero».

«Non siamo di fronte a un normale ciclo di mercato, ma a una pressione globale senza precedenti: il ritorno dell’India come grande esportatore, il crollo dei costi di trasporto e il rafforzamento dell’euro rendono sempre più conveniente importare riso a basso costo. In queste condizioni, senza strumenti di difesa efficaci, i produttori europei sono lasciati soli». «Serviva una scelta di responsabilità e di equilibrio. Non è stata fatta. Continueremo a batterci perché l’Europa non diventi un mercato aperto senza regole, ma resti uno spazio che tutela il lavoro, la qualità e la sostenibilità delle proprie filiere agricole».