“Altro che semplificazione: è uno smantellamento delle regole. Oggi il 95% degli appalti pubblici viene assegnato senza gara. La denuncia dell’Anac è netta. Non è un incidente, è una scelta politica figlia del codice appalti voluto da Matteo Salvini”. Lo ha denunciato l’eurodeputato Pd, Sandro Ruotolo.
“Meno gare – ha spiegato – significa meno trasparenza, meno concorrenza, più discrezionalità. E quindi più spazio per favoritismi, io sprechi e corruzione. Parliamo di oltre 309 miliardi di euro. E mentre girano queste risorse enormi, il governo cosa fa? Abolisce l’abuso d’ufficio e indebolisce il traffico di influenze, aprendo vuoti pericolosi nei controlli.
Il risultato è già sotto gli occhi di tutti:
• appalti spezzettati per aggirare le soglie;
• subappalti a cascata fuori controllo;
• oltre 20mila stazioni appaltanti, un sistema frammentato e opaco;
• piccole imprese escluse e servizi pubblici che peggiorano.
Questa non è efficienza. È una zona grigia istituzionalizzata. E c’è un fatto politico clamoroso: mentre in Italia si cancellano i presìdi anticorruzione, l’Europa va nella direzione opposta. A fine marzo il Parlamento europeo ha approvato la nuova direttiva anticorruzione, che obbliga gli Stati membri a reintrodurre un reato equivalente all’abuso d’ufficio, definito come “esercizio illecito delle funzioni pubbliche”. Gli Stati avranno 24 mesi per recepirla. Questo significa che anche l’Italia dovrà adeguarsi.
Tradotto: prima si smantella, poi si sarà costretti a tornare indietro. Nel frattempo, però, si abbassano le difese e si espone il sistema a rischi enormi.
La corruzione oggi non fa più rumore: si insinua, si mimetizza, fino a toccare i livelli più alti. E mentre cresce, qualcuno invece di fermarla abbassa i controlli.
Noi diciamo basta. Servono regole, gare, controlli veri. Perché quando si indeboliscono gli appalti, si indebolisce la democrazia. E, spesso, al tavolo insieme ai corruttori si siedono anche gli uomini delle mafie”.