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Esteri
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Pena di morte: il Gruppo S&D chiede la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele

Il Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo chiede la sospensione dell’Accordo di associazione tra Unione europea e Israele, indicando nella recente approvazione della pena di morte da parte della Knesset un punto di svolta incompatibile con i valori fondanti dell’Unione. La richiesta si inserisce in un quadro di crescente tensione politica e giuridica, con l’S&D che sollecita le istituzioni europee ad attivare le clausole sui diritti umani previste dall’accordo con Israele.

Secondo i socialisti europei, l’estensione della pena capitale ai palestinesi condannati per terrorismo rappresenta una violazione grave del diritto internazionale e un elemento di rottura nei rapporti euro-israeliani. Da qui la richiesta di una risposta concreta, che vada oltre le condanne verbali e si traduca in misure politiche e commerciali.

Per Yannis Maniatis, vicepresidente del gruppo S&D per gli affari esteri, “La reintroduzione della pena di morte è un passo indietro nel passato e un altro colpo ai valori che sono alla base del nostro partenariato con Israele. Non possiamo e non vogliamo rimanere in silenzio. Quando un partner ignora ripetutamente gli avvertimenti dei suoi amici e della società civile, ci devono essere delle conseguenze. È ora che il Consiglio sospenda l’Accordo di associazione UE-Israele. Il momento di agire è adesso”.

Dura la presa di posizione degli eurodeputati italiani del Partito Democratico. Nicola Zingaretti, capodelgazione degli eurodeputati Pd, ha dichiarato che “la scelta del Governo israeliano di reintrodurre la pena di morte rappresenta un ennesimo, grave errore di una destra pericolosa e irresponsabile. Come gruppo S&D al Parlamento europeo chiediamo, con immediatezza, la sospensione dell’accordo Ue-Israele”.

Annalisa Corrado denuncia senza mezzi termini: “l’approvazione da parte della Knesset dell’applicazione della pena di morte per i palestinesi, e solo per i palestinesi, condannati per terrorismo, rappresenta un punto di non ritorno gravissimo. Un atto che segna l’ennesimo crimine contro il popolo palestinese, contro il diritto internazionale e contro i diritti umani”.

Sulla stessa linea Sandro Ruotolo, che parla di una deriva incompatibile con i principi europei: “la decisione della Knesset di estendere la pena di morte ai palestinesi accusati di terrorismo rappresenta una scelta gravissima. Non si tratta di una misura qualsiasi, ma di un provvedimento che introduce una discriminazione evidente, configurando una giustizia differenziata su base etnica o nazionale”. E aggiunge: “di fronte a questo, l’Europa non può restare in silenzio. Il Consiglio europeo deve agire subito, valutando la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele”.

Ancora più netta Cecilia Strada, che invoca un cambio radicale di approccio:
“Qualcuno ci spieghi come possiamo essere partner di un Paese che introduce la pena di morte con una legge che si applicherà solo ai palestinesi. Non bastano le condanne, servono i fatti”. Ora, conclude Strada, “è tempo che l’Unione europea sospenda l’accordo di associazione con Israele e applichi sanzioni. L’alternativa è la più cupa complicità”.

MEP responsabili

Annalisa Corrado

Membro Commissione ENVI

Alessandro Ruotolo

Membro Commissione CULT, PETI

Cecilia Maria Strada

Membro Commissione LIBE