Un’altra Turchia è possibile. Al Parlamento europeo di Bruxelles si è tenuto questa settimana un importante momento di confronto sul futuro delle relazioni tra Unione europea e Turchia, dal titolo “A Different Turkey is Possible”. L’iniziativa, promossa da esponenti di diversi gruppi politici, ha riunito rappresentanti istituzionali europei, esperti e membri dell’opposizione democratica turca, in un contesto segnato da crescenti tensioni sullo stato della democrazia nel Paese. Al centro del dibattito, la situazione dello stato di diritto in Turchia, con particolare attenzione all’uso della giustizia nei confronti degli oppositori politici e alle difficoltà crescenti per il pluralismo democratico. Numerosi interventi hanno richiamato il caso del sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, diventato negli ultimi mesi uno dei simboli della pressione esercitata sulle istituzioni democratiche locali.
Allo stesso tempo, dall’incontro è emersa con forza anche la vitalità di una parte della società e della politica turca che continua a lavorare per un’alternativa. I rappresentanti dell’opposizione hanno illustrato programmi e proposte per il futuro del Paese, sottolineando come il percorso verso una Turchia più democratica resti aperto, nonostante le difficoltà.
Nel corso dell’evento, Nicola Zingaretti, capodelegazione degli eurodeputati Pd, ha sottolineato il ruolo che l’Europa può e deve svolgere in questa fase: “Le elezioni del 2027 potranno essere l’occasione per un passaggio decisivo. Per questo l’Europa deve guardare con attenzione e responsabilità a ciò che accade in Turchia. Una Turchia democratica, libera e pienamente ancorata ai valori europei è non solo possibile, ma necessaria. Per i cittadini turchi e per il futuro del nostro continente”.
Sulla stessa linea anche l’intervento di Dario Nardella, che ha posto l’accento sulla centralità dei diritti fondamentali nelle relazioni tra Bruxelles e Ankara: “Le relazioni tra l’Unione europea e la Turchia non possono prescindere dal rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali. L’incarcerazione di İmamoğlu e di tanti altri rappresentanti eletti democraticamente rappresenta una violazione grave dei principi su cui si fonda il dialogo tra le nostre istituzioni. È tempo che l’Ue parli con una voce sola, per ribadire con fermezza che un partenariato duraturo può fondarsi soltanto sul rispetto della democrazia e della libertà dei rappresentanti eletti dal popolo”.
L’incontro ha confermato come il dossier Turchia resti uno dei più delicati e strategici per l’Unione europea: un equilibrio complesso tra interessi geopolitici, cooperazione e difesa dei valori fondamentali. Ma il messaggio politico emerso da Bruxelles è chiaro: sostenere chi, in Turchia, continua a credere in una prospettiva democratica europea non è solo una scelta di principio, ma un investimento sul futuro comune del continente.