Cecilia Maria Strada
Cecilia Strada
Immigrazione
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Il fallimento del modello Albania, sui migranti solo propaganda

La gestione delle migrazioni in Italia è guidata dalla strumentalizzazione sistematica del tema in nome di una presunta emergenza che i dati – anche quelli di Frontex ed Eurostat – smentiscono. Continuare a raccontare le persone in movimento come pericoli pubblici è funzionale a trasformare le migrazioni in un’emergenza di Stato e, in base a questo, approvare politiche che disumanizzano nel quotidiano le persone migranti, togliendo loro un diritto alla volta. Il caso Albania ne è un esempio lampante, ma è l’intera propaganda sui CPR che va contrastata. Lo raccontano molto bene i due report prodotti dal Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) che abbiamo voluto presentare in Parlamento, a Bruxelles, in un evento organizzato con Leoluca Orlando (Verdi) e Pasquale Tridico (The Left). Si tratta di “CPR d’Italia: istituzioni totali”, il secondo report di monitoraggio sui CPR italiani realizzato dalle organizzazioni del TAI, e “Ferite di confine”, che si concentra sul modello Albania. Dobbiamo partire dai dati di realtà, non dalle percezioni costruite a tavolino. E i dati ci dicono almeno due cose molto chiare.

La prima è che i CPR sono vere e proprie zone grigie della nostra democrazia, dove si vive in condizioni umilianti e degradanti, dove i diritti basilari, come quello alle cure sanitarie e a un’adeguata assistenza legale, sono di fatto negati. Sono istituzioni totali in cui la sospensione del diritto è all’ordine del giorno. I suicidi in quelle strutture ne sono la dimostrazione più tragica.La seconda è che sono un modello fallimentare. Nonostante la destra al governo millanti la necessità di aprirne di nuovi sull’onda di un’emergenza costruita a regola d’arte, la realtà è che, oltre a essere luoghi incompatibili con un sistema democratico, sono strutture spesso vuote e sottoutilizzate.

Che senso ha allora trasferire persone dai CPR della penisola nei centri in Albania? Sicuramente non quello di rispondere a una necessità di spazio, né quello di fare le cose meglio. I monitoraggi del TAI lo dicono chiaramente. Da quando, ad aprile del 2025, le prime persone sono state deportate in Albania, tutto si è svolto in assenza di criteri chiari e di ogni trasparenza: persone deportate dai CPR italiani nelle strutture albanesi di notte, senza nessuna comunicazione, senza informazioni sulla propria destinazione. Io ho compiuto sei giorni di ispezioni nel centro in Albania e ogni volta ho trovato le stesse violazioni dei diritti fondamentali.

Sono mesi che le associazioni, insieme a molte e molti di noi in Parlamento, chiedono al governo chiarezza e condannano un sistema che si regge solo sulla propaganda, con un dispendio enorme e insensato di soldi pubblici che andrebbero indirizzati in ben altro. C’è un altro aspetto che preoccupa: la dottrina Meloni fa proseliti in un’Europa in cui le destre al governo vogliono trasformare le migrazioni nell’emergenza principe del nostro tempo, a costo di smantellare le regole su cui abbiamo costruito l’Unione europea.

Nella legislazione europea la detenzione amministrativa è una misura eccezionale, da usare al bisogno, con proporzionalità, valutando i singoli casi. Peccato che le recenti riforme in tema di asilo e rimpatri vadano nella direzione opposta e puntino a normalizzare le restrizioni della libertà personale, in una retorica politica che fa dei migranti dei criminali. Rientrano in questa strategia securitaria anche le vergognose proposte legislative sui Paesi sicuri, su cui ho lavorato come relatrice ombra in questi mesi e a cui tante e tanti di noi si sono opposti con forza, ma che Consiglio e Parlamento alla fine hanno approvato. Stiamo costruendo un’Europa in cui sarà possibile deportare, per esempio, i richiedenti asilo in un qualsiasi Paese del mondo con cui non hanno alcun legame, tramite accordi bilaterali con Paesi terzi. Stiamo legalizzando nei fatti un mercato globale per la vendita di esseri umani e stiamo rendendo l’Unione europea ricattabile a livello internazionale.

Bisogna invertire la rotta e ricominciare a usare gli strumenti della politica. La Spagna di Pedro Sánchez, per esempio, alla propaganda facile preferisce la costruzione di politiche concrete che guardano al futuro, con l’annuncio della regolarizzazione di 500 mila persone. Invece il governo italiano continua a soffiare sul fuoco: non fa che alimentare politiche di erosione dei diritti e di esternalizzazione delle frontiere che non porteranno niente di buono a nessuno. Di certo non maggiore sicurezza nelle nostre strade.

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