Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti
Cultura e Informazione
|

La musica è lavoro, anche nell’era dello streaming

Mercoledì 28 gennaio, al Parlamento europeo di Bruxelles, abbiamo promosso un’iniziativa dal titolo: “La musica è lavoro. Streaming: trasparenza nei dati, giustizia nel compenso”. Un titolo che dovrebbe essere scontato, ma che oggi non lo è più.

La questione è molto sentita e all’evento, a cui daremo seguito con altri eventi in Italia, concerti e mobilitazioni, hanno partecipato più di 150 persone, in presenza e collegate online dall’Europa, ma anche da USA, Canada e Brasile. Molti gli artisti presenti, tra cui Mario Biondi, Eugenio Finardi e Antonio Petitto, e anche la vicepresidente della Commissione europea, Henna Virkkunen, responsabile per le tecnologie digitali.

Lo streaming ha cambiato profondamente il modo in cui la musica circola e viene ascoltata. Ha abbattuto barriere, ampliato l’accesso, moltiplicato le opportunità di diffusione. I numeri parlano chiaro: oggi oltre il 90% degli ascolti riguarda brani che si collocano oltre le prime cento posizioni delle classifiche. La musica è più diffusa, più frammentata, più accessibile. Ma non è più giusta.

Il valore generato è enorme, la sua redistribuzione è profondamente diseguale. Gli artisti che riescono a superare le soglie minime di pagamento ricevono in media una quota ridotta del valore prodotto dalle loro opere. Troppo poco per vivere del proprio lavoro, troppo poco per costruire una carriera. Non per mancanza di talento o di pubblico, ma per regole di mercato che penalizzano chi crea valore. Al centro di questo squilibrio c’è una grave mancanza di trasparenza. Moltissimi artisti non sanno come vengono calcolati i loro compensi, non hanno accesso pieno ai dati, non possono verificare. Un’asimmetria informativa che non sarebbe accettabile in nessun altro settore.

Durante l’evento sono stati presentati anche i risultati della ricerca coordinata dal professor Matteo Tarantino dell’Università Cattolica, commissionata da ITSRIGHT. I dati sono allarmanti: quasi l’80% degli artisti dichiara di non ricavare nulla o quasi dallo streaming; oltre il 40% non è in grado di stimare i propri introiti; il 45% non ha mai ricevuto una rendicontazione. Per la metà degli artisti, la musica non garantisce un reddito sufficiente. Lo streaming, così com’è oggi, ha un impatto marginale sui loro guadagni.

L’Unione europea è già intervenuta con la Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, ma non basta. La stessa Commissione riconosce l’esistenza di squilibri strutturali di potere. Per questo il Parlamento europeo ha chiesto modelli di remunerazione più equi, maggiore trasparenza e più tutele contrattuali. Dal 2026 partirà la revisione della Direttiva. Inoltre il commissario socialista, Glenn Micallef, sta lavorando all’EU Artists Charter per garantire condizioni di lavoro dignitose e tutele sociali uniformi ai professionisti del settore culturale in tutta l’Unione Europea. Un lavoro che dobbiamo sostenere e accompagnare dal Parlamento europeo. Trasparenza, equilibrio e giustizia non sono slogan: sono diritti. Senza lavoro creativo tutelato, non esiste futuro per la musica europea.

Ultime news

EUPD News‏‎‏‎‏‎ㅤ
Agricoltura e Pesca

Bonaccini, Laureti, Nardella: Ue vieti le aste elettroniche a doppio ribasso

Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti
Innovazione e Digitale

Zingaretti: Destra la smetta con ossessione del controllo dei cittadini

Sandro Ruotolo
Sandro Ruotolo
Innovazione e Digitale

Ruotolo: Regole Ue chiare sul riconoscimento facciale, governo ritiri decreto