Fino a poco tempo fa non avrei mai immaginato che la principale minaccia economica e politica per l’Europa potesse arrivare dagli Stati Uniti. Eppure è ciò che sta accadendo, sotto la guida di Donald Trump. Per questo, intervenendo nell’emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo, ho detto chiaramente che non è più il tempo di frasi di circostanza o di formule diplomatiche vuote. Stiamo vivendo un momento che segna una discontinuità profonda nei rapporti transatlantici e che rischi di produrre una frattura insanabile.
La decisione del Parlamento europeo di sospendere l’accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti va nella direzione giusta. È un segnale politico forte e necessario: non è più accettabile che venga messa in discussione l’autonomia politica, economica e strategica dell’Europa e dei suoi Stati membri. Se l’Unione non dimostra di saper reagire, rischia di apparire vulnerabile a pressioni e ricatti commerciali che nulla hanno a che fare con un partenariato tra eguali.
Ma la risposta alle minacce esterne non può reggersi solo su atti simbolici. Per costruire un’Europa davvero forte dobbiamo innanzitutto intervenire sulle nostre debolezze strutturali. A partire dal bilancio pluriennale, che deve tornare a essere uno strumento ambizioso e non la semplice somma di piani nazionali e regionali. Così com’è pensato, non ci consentirà di essere davvero incisivi e solidi su politiche fondamentali come l’agricoltura e la coesione
Nel dibattito in plenaria sulla presentazione del programma della presidenza cipriota del Consiglio dell’UE, è emersa con forza la consapevolezza che le grandi sfide, come sicurezza, competitività, transizione verde, migrazione e resilienza democratica, richiedono decisioni rapide e condivise. Per questo ho ribadito la necessità di rimettere mano e testa alla governance europea, superando il diritto di veto che troppo spesso paralizza l’azione dell’Unione.
Ho anche richiamato l’urgenza di applicare integralmente il Piano Draghi. Competitività e decarbonizzazione non sono obiettivi in contraddizione, ma richiedono investimenti massicci, una vera capacità fiscale europea e il coraggio di ricorrere al debito comune. Senza queste scelte, l’Europa resterà schiacciata tra grandi attori globali.
L’Europa non ha più tempo da perdere. È il momento di reagire e agire, con lucidità e determinazione, trasformando le tante parole in decisioni politiche all’altezza del momento storico che stiamo vivendo.