«Quanto rivelato da Report, il settimanale di approfondimento giornalistico di Rai3, è di una gravità estrema. Sui computer di Procure e Tribunali italiani sarebbe installato un software in grado di consentire accessi da remoto invisibili, potenzialmente utilizzabili per controllare l’attività di magistrati e giudici senza che ne abbiano conoscenza e senza lasciare traccia. Siamo di fronte a una possibile forma di spionaggio di Stato nei confronti di uno dei poteri fondamentali dello Stato di diritto: la magistratura».
Lo dichiara Sandro Ruotolo, eurodeputato e responsabile informazione della Segreteria nazionale del Partito Democratico.
«Parliamo di circa 40.000 computer dell’amministrazione della giustizia, sui quali dal 2019 i tecnici del dipartimento tecnologico del Ministero della Giustizia avrebbero installato un programma informatico chiamato ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager – System Center Configuration Manager). Secondo quanto denunciato dall’inchiesta di Report, il software sarebbe presente su tutti i dispositivi di Procure, Tribunali e uffici giudiziari italiani e consentirebbe, a chi dispone di privilegi amministrativi, di attivare controlli da remoto senza lasciare traccia. Un’operazione che – sempre secondo Report – sarebbe avvenuta all’insaputa dello stesso ministro della Giustizia dell’epoca, Alfonso Bonafede. Una circostanza che mette direttamente in discussione l’autonomia, l’indipendenza e la sicurezza del lavoro quotidiano di magistrati e giudici».
«Chi amministra la giustizia potrebbe essere stato osservato mentre conduce indagini, redige atti e prende decisioni. È una prospettiva incompatibile con qualsiasi democrazia liberale, fondata sullo Stato di Diritto, e richiama alla memoria i più gravi scandali di sorveglianza illegale del passato. Una vera Watergate italiana».
«Per questo chiediamo alla Commissione europea, alla sua Presidente Ursula von der Leyen e al Commissario alla Giustizia Michael McGrath, di esprimersi con chiarezza su questa vicenda e di utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per verificare queste gravissime accuse. Qualora fossero confermate, dovrà essere valutata anche l’esistenza dei presupposti per l’attivazione della procedura di infrazione e della procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea, come già avvenuto nei confronti di Ungheria e Polonia per violazioni dello Stato di diritto».
«Dopo i casi di spyware contro giornalisti e attivisti, non possiamo accettare che l’ombra della sorveglianza illegale si estenda anche alla magistratura. Serve piena trasparenza e un accertamento immediato delle responsabilità», conclude Ruotolo.