Sandro Ruotolo
Alessandro Ruotolo
Cultura e Informazione
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Ruotolo: Italia potrebbe essere prossima infrazione su media

«La decisione della Commissione europea di avviare la prima procedura d’infrazione nell’ambito del nuovo European Media Freedom Act contro l’Ungheria è un segnale politico chiarissimo: l’Europa non tollererà più violazioni della libertà di stampa e dell’indipendenza dei media. E chi, tra gli Stati membri, pensa di potersi muovere nell’ambiguità sbaglia di grosso».

Lo dichiara l’eurodeputato Sandro Ruotolo (S&D), membro della Commissione Cultura del Parlamento europeo e responsabile informazione nella segreteria nazionale del Partito Democratico.

«Oggi tocca a Budapest – prosegue Ruotolo – ma l’Italia non può sentirsi al riparo. La Commissione interviene quando uno Stato non applica correttamente il regolamento. E sappiamo bene che nel nostro Paese le criticità sono numerose, documentate e ormai inaccettabili».

La conferma arriva dal nuovo studio realizzato dal Centro per il Pluralismo e la Libertà dei Media dell’Istituto Universitario Europeo.

«Lo studio – sottolinea Ruotolo – a quattro mesi dall’entrata in vigore dell’EMFA, descrive per l’Italia un quadro da bollino rosso. E non è un caso: il nostro Paese è considerato “a rischio medio-alto” dal Media Pluralism Monitor 2025». Gli esperti evidenziano due violazioni particolarmente gravi: da un lato la mancata protezione contro la sorveglianza illegale di giornalisti e redazioni, in violazione dell’articolo 4 dell’EMFA; dall’altro un sistema di nomina del CdA RAI non conforme all’articolo 5, perché consente al governo di controllare la maggioranza del Consiglio, aprendo la strada a pressioni e interferenze politiche.

«Il governo – conclude Ruotolo – sembra più interessato a prendere tempo e a mostrare a Bruxelles una parvenza di movimento, piuttosto che a garantire un’implementazione reale del regolamento europeo. Ma l’EMFA non è un optional: è una garanzia democratica per i cittadini, per i giornalisti e per l’autonomia del servizio pubblico. Se l’Italia sceglierà ancora una volta la strada dell’elusione, la Commissione non potrà far altro che intervenire».

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