I buoni propositi non bastano. L’Unione europea si è posta obiettivi ambiziosi sulla riduzione delle emissioni dei veicoli pesanti, fissati dal Regolamento 2019/1242 e rafforzati nel 2024: –15% entro il 2025, –43% nel 2030 e –64% nel 2035 rispetto ai livelli del 2019. Traguardi che, però, rischiano però di trasformarsi in un boomerang per i costruttori europei, oggi esposti a pesanti sanzioni nonostante ritardi e criticità non imputabili all’industria.
Lo abbiamo scritto in una interrogazione alla Commissione europea firmata da Nicola Zingaretti, Annalisa Corrado, Irene Tinagli, Alessandra Moretti, Giorgio Gori e Stefano Bonaccini
A frenare la diffusione dei camion a zero emissioni, che rappresentano appena il 3-4% delle nuove immatricolazioni, sono soprattutto la mancanza di incentivi all’acquisto, l’elevato costo totale di possesso e, soprattutto, l’assenza di un’infrastruttura di ricarica e rifornimento affidabile su scala europea. Gli obblighi previsti dal regolamento comunitario procedono infatti in modo disomogeneo tra gli Stati membri, lasciando irrisolto uno dei nodi centrali della transizione.
Richiamando una lettera in cui la presidente Von der Leyen ha promesso “misure concrete” a sostegno del settore, abbiamo chiesto alla Commissione come intenda garantire il rispetto degli impegni infrastrutturali, quali strumenti adotterà per ridurre il costo di proprietà dei mezzi a zero emissioni e quali azioni supplementari siano previste per assicurare che vendite e investimenti dei costruttori restino in linea con i target. Una pressione politica che riflette l’urgenza di evitare che l’ambizione climatica dell’UE, senza adeguati investimenti e sostegni, finisca in un vicolo cieco.