L’8 e il 9 dicembre, ad Anversa, si è riunito l’ufficio di presidenza di S&D. Due giorni di confronto con la presidente Iratxe García Pérez, noi vicepresidenti e capidelegazione dei socialisti europei, in un momento in cui le sfide globali ci chiedono coraggio. Coraggio di garantire che l’Europa resti salda di fronte ai venti distruttivi delle destre. Salda nei suoi valori fondativi.
All’indomani della nuova Strategia di sicurezza americana — salutata con entusiasmo dal presidente Putin — e mentre “qualcuno” arriva ad accostare una bandiera nazista a quella europea, diventa impossibile ignorare la domanda che pulsa: l’Europa vuole avanzare oppure farsi inghiottire dai nazionalismi? Per noi la risposta è una sola: l’Europa deve essere federale, democratica, capace di agire con la forza della sua unità che è, soprattutto, unità di principi e ideali. Il rischio infatti è quello di scivolare ai margini della storia, mentre altri -imperialismi- decidono per noi. Come Socialisti, continuiamo a credere in un’Europa che non si limita a proclamare valori, ma li traduce in risposte concrete per i cittadini, in maggiori diritti sociali e civili per i tutti e tutte.
Per questo siamo impegnati a contrastare il tentativo della Commissione Ue di snaturare la Politica agricola comune, riducendone i fondi e trascinandola dentro quel Fondo unico indistinto che dovrebbe riguardare il Quadro finanziario Pluriennale 2028-2034. No dunque all’accorpamento delle risorse per l’agricoltura con quelle di coesione e sociale. No alla nascita di 27 piani nazionali che rischiano di determinare investimenti disuguali fra paesi membri. La Pac non può essere rinazionalizzata, perché significherebbe svuotarla di forza e di senso. Perciò difendere la Pac, oggi, significa difendere la stessa idea d’Europa. Autonomia strategica, competitività, sicurezza del settore agricolo e agroalimentare sono irrinunciabili, come irrinunciabile è il pilastro sociale dell’Unione. Questo è il nostro faro. E questa era la bussola politica con cui abbiamo scelto di dare fiducia alla Commissione von der Leyen. Ma quella fiducia non è un assegno in bianco, come abbiamo sempre detto: la Commissione deve cambiare passo. Il sostegno dei Socialisti non deve essere dato per scontato.