Le immagini di festa a Gaza e quelle dei familiari degli ostaggi che si abbracciano all’annuncio degli accordi di pace ci commuovono e ci restituiscono, finalmente, un respiro di umanità dopo due anni di atrocità.
L’accordo per la liberazione degli ostaggi e per l’apertura dei valichi agli aiuti umanitari è un passo importante nella giusta direzione, ma la pace vera si costruisce nel tempo, mettendo al tavolo tutti gli interlocutori e con coraggio. Non è ancora finita, ma finalmente si può iniziare a lavorare.
Questo risultato è anche il frutto delle mobilitazioni straordinarie che hanno attraversato il mondo, chiedendo giustizia e umanità.
Durante la prima sessione plenaria di ottobre abbiamo anche discusso della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla che, come ho ricordato intervenendo nell’aula di Strasburgo, è stata fermata illegalmente e criminalmente in acque internazionali, con oltre 400 cittadini, tra cui moltissimi europei, che sono stati trasportati, loro malgrado, e deportati al porto di Ashdod, in Israele, dove sono stati trattati senza alcun rispetto del diritto internazionale.
Senza contattare le ambasciate, senza contattare i consolati, senza contattare i legali, derisi, esposti a percosse, e in alcuni casi picchiati, privati di acqua e viveri.
Anche noi europarlamentari.
Ora serve che la comunità internazionale, e in particolare l’Unione europea, resti vigile e coerente: solo riconoscendo la Palestina e ponendo fine all’occupazione si potrà trasformare questa tregua in una pace duratura, fondata sul rispetto, sull’uguaglianza e sul diritto — che è il modo migliore per onorare e ricordare tanto le 65.000 vittime palestinesi quanto le vittime dei vili attacchi terroristici contro inermi civili compiuti da Hamas.