In Europa è arrivata l’ora delle scelte. L’attacco russo in Polonia, le stragi continue in Ucraina, la situazione inaccettabile a Gaza e il caos della guerra dei dazi di Trump stanno restringendo sempre più i margini per ambiguità dei Popolari europei, riguardo al loro rapporto con le destre estreme, e con i nazionalisti italiani e di ogni Paese.
Rivendichiamo il fatto che se l’Unione europea ha ancora margini per reagire e mettere in campo una risposta adeguata è grazie anche alle scelte del Gruppo dei Socialisti e Democratici, il secondo gruppo politico al Parlamento europeo, e del Partito Democratico, la prima delegazione all’interno del Gruppo S&D, che ha saputo mantenere la barra dritta e chiedere a Ursula von der Leyen di abbandonare ogni tentazione di collaborazione con l’estrema destra e tornare al programma europeista di inizio legislatura.
Ora, in questa sessione plenaria di settembre a Strasburgo, in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione, abbiamo determinato un cambio di passo almeno negli impegni: dalla lotta alla povertà alla difesa del Green Deal, dalle sanzioni contro Israele al rilancio dell’economia con le misure indicate da Draghi. Nelle prossime settimane e mesi verificheremo l’attuazione concreta di queste promesse, ma già ora la prospettiva che l’Ue ingrani una marcia superiore ha fatto venire al pettine tutti i nodi degli “euroambigui”, a partire dal capo del PPE, Manfred Weber, il teorico degli accordi con l’estrema destra, che non ha esitato a picconare la coalizione che sostiene la presidente della Commissione, sua compatriota e compagna di partito.
Ora tocca al Governo italiano dire da che parte vuole stare: da quella dei nazionalismi di Salvini e Vannacci o da quella dell’Europa e dell’Italia?