La politica di coesione è il pilastro dei diritti sociali: elimina le disuguaglianze e costruisce opportunità. Per questo motivo è essenziale che a decidere il destino dei fondi per la coesione sia il Parlamento europeo. Il gruppo Socialisti e democratici ne è convinto e ha cercato di trovare un compromesso chiedendo di applicare la procedura legislativa ordinaria per la revisione dei regolamenti sulla coesione: la revisione intermedia è, infatti, lo strumento per accelerare l’attuazione dei programmi con nuovi obiettivi. Ma perché avevamo chiesto ciò? Facciamo un passo indietro.
In precedenza, c’era stata la proposta di seguire la via del procedimento d’urgenza avanzata dalla Commissione per la politica regionale e di coesione: procedura che, in qualche modo, mette all’angolo l’intervento del Parlamento. E se l’obiettivo della proposta – presentata dal commissario Fitto il 1 aprile – è velocizzare, a ragione, gli interventi come la decarbonizzazione, l’housing a prezzi accessibili, la resilienza idrica e la transizione energetica (temi inseriti su spinta del gruppo S&D) dall’altro lato, ribadiamo – come gruppo S&D – che gli investimenti per la Difesa non possono essere incrementati a scapito dei fondi destinati alla coesione. Una scelta di questo tipo mette a rischio lo sviluppo delle aree “depresse” dell’Unione, come il Sud Italia. Non siamo soli su questa posizione: la Corte dei conti europea, il 6 maggio, ha criticato la proposta della Commissione osservando che la revisione della politica regionale – per i finanziamenti alla capacità produttiva industriale nel settore difesa – “non chiarisce in che modo tali investimenti contribuirebbero all’obiettivo della coesione territoriale, economica e sociale, come previsto dai Trattati”.
Purtroppo, durante i lavori in commissione REGI la nostra impostazione di non togliere “voce” al Parlamento non è stata seguita. Questo rafforza il nostro impegno nel sostenere, in REGI e in aula, le proposte avanzate da S&D e nel presentare emendamenti che impediscano una diversa destinazione dei fondi di coesione, soprattutto nelle aree che necessitano di investimenti, come il Mezzogiorno.