Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione per il periodo 2028-2034 deve essere all’altezza delle sfide europee. Il negoziato entra ora nel vivo, con la presentazione il 10 ottobre di una nuova posizione del Consiglio, elaborata dalla Presidenza irlandese, e la discussione da parte dei capi di Stato e di governo al vertice del 13-14 ottobre.
In questa prima plenaria di ottobre del Parlamento europeo a Strasburgo, ho ribadito due questioni decisive: servono più risorse e dobbiamo spenderle nel modo giusto. Il Parlamento chiede che il Quadro finanziario pluriennale sia finanziato con l’1,27% del reddito nazionale lordo, a cui aggiungere lo 0,11% per rimborsare il debito di NextGenerationEU. La proposta della Commissione si ferma all’1,26% complessivo: non basta a sostenere le nuove priorità e, insieme, le politiche che hanno costruito l’Europa. Oltre a questo, è essenziale adottare un pacchetto di nuove risorse proprie ambizioso, che porti almeno 60 miliardi l’anno come entrate proprie dell’Unione.
Centrale resta il tema dell’architettura: accorpare nei Piani di partenariato nazionali e regionali fondi oggi distinti, dalla coesione alla politica agricola comune, dal Fondo sociale europeo alla pesca, rischia di rendere meno prevedibili le risorse e di ridurne la dotazione. Si indebolirebbero così la coesione economica, sociale e territoriale, i diritti sociali e la sicurezza alimentare. La semplificazione amministrativa non può diventare una riduzione delle politiche europee.
Le conseguenze si vedrebbero soprattutto nei territori più fragili. Isole, aree interne, montane e periferiche hanno bisogno della coesione per garantire lavoro, alloggi, salute, scuola e servizi. Regioni ed enti locali conoscono da vicino i bisogni delle comunità: devono restare protagonisti della programmazione, insieme al Parlamento, che deve poter controllare le risorse. Un modello centralizzato rischia di ignorare le priorità locali. Il PNRR ha risposto all’emergenza straordinaria della pandemia, ma non può diventare lo schema ordinario per governare il bilancio europeo.
Difendere fondi distinti significa proteggere priorità concrete. Chiediamo 433 miliardi per la PAC, un Fondo sociale europeo autonomo da 124,19 miliardi e 7,3 miliardi per la pesca, essenziale per le comunità costiere, l’ambiente e la sicurezza alimentare. Agricoltura e pesca contribuiscono alla nostra autonomia, alla qualità del cibo e alla tenuta delle economie locali.
L’Europa deve inoltre investire di più anche in ricerca, innovazione, transizione pulita, difesa e sovranità tecnologica. Ma la competitività non può essere separata dalla coesione e dalla giustizia sociale. Il bilancio comune deve tenere insieme questi obiettivi, garantire trasparenza e rendere visibili le risorse per ciascuna priorità. La nostra idea è semplice: più risorse per un’Europa più coesa, competitiva, sociale e forte.