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Al Parlamento europeo il “Tavolo delle Trattative” di Bergonzoni: la pace poggia sulle ferite della guerra

Un tavolo sorretto da otto protesi provenienti da vittime dei conflitti. Un’opera d’arte che diventa denuncia politica, esercizio di immedesimazione e richiamo alla responsabilità della diplomazia. È il significato de Il Tavolo delle Trattative, l’installazione dell’artista Alessandro Bergonzoni inaugurata il 30 giugno al Parlamento europeo di Bruxelles nell’ambito di un’iniziativa promossa dall’eurodeputato Marco Tarquinio (S&D) e organizzata da Mismaonda.

Collocata in uno dei punti di maggiore passaggio dell’Eurocamera, l’opera si presenta come un tavolo sostenuto da otto arti artificiali forniti da Emergency e provenienti dal centro di riabilitazione di Sulaymaniyah, in Iraq. Un’immagine potente che intende mostrare simbolicamente su cosa poggino oggi la diplomazia e il compromesso: i corpi mutilati e le vite spezzate dalle guerre. «Vorrei aver le gambe!» aveva chiesto un anno fa Bergonzoni a Emergency. Da quella richiesta è nato un progetto che l’artista definisce come «un’opera che trasforma una mutilazione in una possibilità di incontro, confronto e pace».

Per Bergonzoni si tratta di un tentativo di «unire arti ad arte», trasformando le conseguenze della guerra in un’occasione per interrogarsi sul senso stesso delle trattative e della convivenza umana.
L’iniziativa ha riunito personalità provenienti da mondi diversi: il nunzio apostolico presso l’Unione europea mons. Bernardito Auza, il presidente della Fondazione Gariwo Gabriele Nissim, l’imam di Firenze Izzeddin Elzir, la storica e scrittrice Farian Sabahi, eurodeputati di diversi gruppi politici, rappresentanti di Emergency e della società civile.Nel corso dell’incontro nelle sale del Parlamento europeo, i partecipanti sono stati coinvolti in un esercizio simbolico di scambio dei ruoli: un tentativo concreto di assumere il punto di vista dell’altro e di sperimentare ciò che Tarquinio ha definito «il primo passo di ogni vera trattativa». «Abbiamo provato a metterci, concretamente, nei panni dell’altro», ha spiegato l’eurodeputato. «È questo il primo passo di ogni vera trattativa, della mediazione che compone differenze e conflitti: uscire da sé, ascoltare, riconoscere, valorizzare le ragioni e le ferite altrui».

Per Tarquinio, il valore dell’opera risiede proprio nella sua capacità di smascherare il meccanismo che troppo spesso accompagna i conflitti contemporanei. «Ripetiamo un rito osceno: accumuliamo vittime su vittime per dare gambe al tavolo delle trattative», ha affermato, denunciando quella che considera una progressiva «rilegittimazione della guerra come strumento della politica».
«Il Tavolo delle Trattative ci ricorda che non si possono accumulare vittime su vittime per legittimare la pratica del negoziato e della diplomazia di fronte ai conflitti che abitano il mondo», ha dichiarato l’europarlamentare. «Sono davvero lieto di aver portato al Parlamento europeo, sotto l’egida del gruppo S&D, un’opera che è un segno di contraddizione e di speranza dentro il nostro tempo, quello della rilegittimazione della guerra come strumento della politica».

Bergonzoni ha ricordato che «chiunque si sieda attorno ai tavoli delle trattative male e in ritardo lo fa perché qualcuno lo sostiene», perché dietro ogni negoziato esistono persone che hanno pagato il prezzo più alto del conflitto. «Oggi si parla del caro-vita, ma qui c’è un caro-morti», ha affermato, sottolineando come ogni accordo arrivi spesso dopo che le popolazioni civili hanno già subito sofferenze irreparabili.
L’artista ha auspicato che chi si siederà attorno a quel tavolo «metta le proprie gambe in mezzo a quelle artificiali e chieda scusa», ricordando le vittime che non hanno più la possibilità di partecipare alle decisioni che riguardano il loro destino. Nella sua visione il tavolo non rappresenta soltanto un oggetto simbolico ma un luogo ideale da collocare in ogni conflitto del mondo. «Questo tavolo deve stare in tutti i teatri di guerra», scrive Bergonzoni, perché possa diventare uno spazio dove «cominciare a smettere di ripetere all’infinito il sabba della guerra» e avviare quella che definisce una «rievoluzione sovrumana» capace di andare oltre i conflitti etnici, religiosi, economici e geopolitici.

L’opera resterà esposta fino a venerdì nei locali del Parlamento europeo. Ma l’obiettivo dichiarato dai promotori va oltre la durata dell’esposizione: fare del Parlamento europeo non soltanto un luogo di rappresentanza politica, ma anche uno spazio di riflessione sulle conseguenze umane delle guerre e sulla necessità di restituire centralità alla pace, al dialogo e alla diplomazia. Come ha concluso Tarquinio, «la pace non nasce dalla rassegnazione alla guerra né dalla forza delle armi spianate. Nasce dalla capacità di riconoscere l’altro, di farsi attraversare dal suo dolore, di comprendere che nessuna trattativa è autentica se dimentica le persone sulle quali la guerra lascia il segno».

MEP responsabili

Marco Tarquinio

Membro Commissione DEVE

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