L’adozione della prima Strategia europea per le isole e della nuova Strategia per le comunità costiere rappresenta una svolta attesa da anni da milioni di cittadini europei. Per la prima volta l’Unione europea sceglie di affrontare in modo organico le sfide specifiche di territori che, pur essendo spesso percepiti come periferici, occupano una posizione centrale per la crescita economica, la sicurezza, la sostenibilità e la coesione del continente.
L’adozione della nuova strategia è la risposta giusta alle richieste dei cittadini delle isole e delle aree costiere europee e può avere un impatto molto positivo per l’Italia, in particolare per Sicilia e Sardegna, che da sole rappresentano una quota significativa della popolazione europea che vive nelle isole.
La Commissione europea riconosce finalmente una realtà evidente: l’insularità non è soltanto una caratteristica geografica, ma una condizione che comporta costi aggiuntivi e svantaggi strutturali. Secondo gli studi richiamati dalla stessa Commissione, in alcuni casi i costi dei trasporti possono superare del 300% quelli delle aree continentali, mentre il costo degli alloggi può risultare fino al 130% più elevato. In Sardegna, l’impatto economico dell’insularità è stato stimato fino al 36% del PIL pro capite. Sono numeri che spiegano meglio di qualsiasi slogan perché servano politiche dedicate e strumenti specifici. La nuova strategia riguarda oltre 4.000 isole abitate dell’Unione europea, nelle quali vivono circa 17 milioni di persone, e si affianca alla strategia per le comunità costiere, che interessa 95 milioni di cittadini distribuiti lungo i 70.000 chilometri di coste europee. Si tratta di territori ricchi di patrimonio naturale, culturale e produttivo, ma esposti più di altri agli effetti dei cambiamenti climatici, allo spopolamento, alla carenza di servizi e alle difficoltà nei collegamenti.
La risposta europea si articola attorno a quattro priorità fondamentali: sviluppo economico e innovazione, sicurezza energetica e transizione verde, qualità della vita e contrasto al declino demografico, sicurezza e capacità di risposta alle crisi. L’obiettivo è trasformare gli svantaggi geografici in opportunità, investendo in trasporti, digitalizzazione, energie rinnovabili, servizi pubblici e occupazione qualificata. Non si parte da zero. Nel periodo 2021-2027 l’Unione europea ha destinato almeno 12,5 miliardi di euro a investimenti specifici per le isole, mentre la revisione intermedia della politica di coesione ha mobilitato ulteriori 1,6 miliardi per competitività, decarbonizzazione, sicurezza, edilizia abitativa, resilienza idrica e transizione energetica.
Particolarmente importante è l’impegno della Commissione ad approfondire il cosiddetto “costo dell’insularità” e a individuare le migliori misure per ridurlo, soprattutto nel settore dei trasporti. È una battaglia che Sicilia e Sardegna conducono da anni e che oggi trova finalmente un riconoscimento politico a livello europeo. Anche le comunità costiere beneficeranno di una nuova attenzione. L’economia blu europea genera ogni anno circa 265 miliardi di euro di valore aggiunto e sostiene milioni di posti di lavoro. Investire nella sostenibilità delle coste significa proteggere ambiente, turismo, pesca, cultura e occupazione.
Sviluppo economico, connettività, competitività e innovazione, sicurezza energetica, protezione dell’ambiente e resilienza ai cambiamenti climatici, rafforzamento dei servizi pubblici, attività produttive, lotta allo spopolamento, lavoro di qualità, coesione sociale e territoriale: queste sono le priorità che devono guidare l’attuazione delle nuove strategie europee. Adesso occorre passare dalle parole ai fatti. Il Parlamento europeo dovrà vigilare affinché gli impegni assunti si traducano in interventi concreti e risorse adeguate. Perché il futuro delle isole e delle comunità costiere non riguarda soltanto chi vi abita, ma il futuro stesso dell’Europa.