di Stefano Bonaccini e Dario Nardella
Nel pieno di una nuova crisi geopolitica, l’Europa scopre ancora una volta quanto sia fragile la nostra autonomia strategica. Le scelte irresponsabili di Trump e Netanyahu, con le tensioni nel Golfo Persico e il blocco dello Stretto di Hormuz, hanno fatto esplodere i prezzi dei fertilizzanti azotati e stanno già presentando il conto all’economia europea, mettendo sotto pressione agricoltori, famiglie e imprese europee.
È in questo contesto che il nuovo piano d’azione sui fertilizzanti presentato dalla Commissione europea rappresenta un primo passo importante: finalmente, i fertilizzanti vengono riconosciuti non come semplici commodity, ma come input strategici essenziali per mantenere rese produttive adeguate, garantire sicurezza alimentare e competitività agricola europea.
La proposta contiene elementi positivi: la messa in campo di nuove risorse (capiremo nelle prossime settimane se si possa arrivare a mobilitare per intero i 400 milioni di euro della Riserva PAC), misure per sostenere la liquidità delle aziende agricole, il sostegno alla produzione europea e l’accelerazione sull’utilizzo di fertilizzanti biologici.
La Commissione apre finalmente anche all’utilizzo del digestato, una battaglia che portiamo avanti da anni. Valorizzare il digestato significa ridurre la dipendenza dalle importazioni, sostenere e valorizzare un modello agricolo più sostenibile e Made in Europe.
Ma questo documento di indirizzo non basta. Servono risorse finanziarie adeguate e proposte legislative coraggiose: l’Europa dipende ancora troppo dall’estero per prodotti essenziali.
Per questo, dobbiamo aumentare la produzione interna, diversificare le fonti di approvvigionamento e collegare la strategia sui fertilizzanti alla transizione energetica e industriale europea. Perché senza fertilizzanti accessibili non c’è agricoltura competitiva. E senza agricoltura competitiva non c’è autonomia strategica europea.