L’Europa non può continuare ad accettare la tragedia delle morti in mare. È questo il messaggio lanciato ieri dall’iniziativa che si è tenuta martedì 8 aprile al Parlamento europeo a Bruxelles e nella piazza davanti all’edificio, Place du Luxembourg, organizzata dall’eurodeputato del Partito Democratico Brando Benifei insieme al Comitato 3 ottobre. Al centro della giornata, l’evento “Il diritto all’identità: verso un quadro europeo per i migranti scomparsi”, per accendere i riflettori su una delle piaghe più dolorose del Mediterraneo: le migliaia di vittime che restano senza nome, private del diritto fondamentale a un’identità.
Benifei non ha usato mezzi termini per descrivere l’attuale fase delle politiche migratorie dell’Unione europea, denunciando un arretramento preoccupante sul fronte dei diritti umani: “Siamo nel punto più basso della tutela dei diritti delle persone migranti nel contesto europeo, non possiamo andare più a fondo: dobbiamo risalire e cambiare strada, assieme alle associazioni della società civile e ai giovani che non si arrendono a un’Europa disumana”. Noi, ha aggiunto, “vogliamo che l’Europa cambi rotta: ultimamente abbiamo visto una saldatura tra popolari e destre in favore di un restringimento delle possibilità per i richiedenti asilo nell’accedere a un diritto che è ben definito e sancito da convenzioni internazionali specifiche”.
Davanti all’ingresso del Parlamento europeo, il flash mob, dal titolo “Basta con le morti in mare: l’identità è un diritto”, ha trasformato la protesta in immagine. Studenti provenienti da tutta Italia hanno esposto cartelli con le date dei naufragi e il macabro conteggio delle vittime. Particolarmente significativa la presenza di nove ragazzi di Lampedusa, giunti a Bruxelles con il loro preside Alfio Russo. Oltre all’Istituto Omnicomprensivo di Lampedusa, hanno partecipato delegazioni di studenti del Bernocchi di Legnano e del Maggiolini di Parabiago, a testimonianza di una rete di sensibilizzazione che coinvolge diverse realtà territoriali italiane.
Cecilia Strada, eurodeputata PD presente alla manifestazione, ha sottolineato l’importanza politica dell’identificazione: “ci sono migliaia e migliaia di persone morte nel Mediterraneo che non hanno un nome, che dopo i naufragi non vengono riconosciute. L’Unione europea deve agire per riconoscere queste vittime: se dessimo loro un nome e un volto, allora diventerebbe impossibile continuare a lasciarle morire”.
Tareke Bhrane, presidente del Comitato 3 ottobre, ha ribadito la necessità di un protocollo europeo per la raccolta dei campioni di DNA. Da dodici anni il comitato lotta per permettere alle famiglie di identificare i propri cari: “Le mamme urlano perché ancora non riescono a trovare i propri figli. Siamo qui perché vogliamo dare un contributo a questo problema senza fine”.