Mesi fa, quando abbiamo iniziato a parlare di autonomia strategica europea, a molti sembrava un’esagerazione o addirittura un segnale di abbandono delle opzioni diplomatiche. Oggi, diversi mesi dopo l’inizio di quella discussione, ci troviamo di fronte a un nuovo conflitto in Medio Oriente, dopo quello in Ucraina. La prova che l’Europa è esposta al rischio di attacchi che assumono nuove forme e per i quali non siamo ancora preparati.
La guerra ha cambiato i suoi strumenti. I conflitti oggi presentano un volto completamente nuovo e minacce del tutto nuove. Queste nuove guerre sono sempre più technology-driven e sempre più unmanned. Le nuove tecnologie stanno trasformando le strategie, spingendo verso la miniaturization e la decentralization dei sistemi, come dimostrano droni, armi AI-enabled, mine intelligenti e sistemi missilistici portatili. Anche il fattore umano sta cambiando. Il futuro si muove verso armi che richiedono un coinvolgimento umano diretto minimo.
Come possiamo difendere i nostri cittadini, la nostra sovranità e i nostri sistemi democratici in un contesto internazionale e di sicurezza che cambia così rapidamente? Questa è la domanda a cui abbiamo cercato di rispondere in un rapporto sulla difesa europea preparato dalla commissione Affari esteri, intervistando molti esperti: funzionari della NATO, personale militare, think tank e rappresentanti nazionali.
Per cominciare, siamo convinti che la difesa debba essere riportata al suo vero significato, che non è una metafora per il riarmo. Il diritto alla sicurezza e alla protezione è un diritto costituzionale dei cittadini europei e uno dei pilastri della sovranità dello Stato.
Il nostro compito, quindi, non è semplicemente aumentare la spesa militare, ma garantire che l’Europa possa realmente proteggere i propri cittadini attraverso uno sforzo collettivo e una strategia condivisa. Molti hanno dato per scontato che un esercito europeo sarebbe semplicemente la somma delle forze armate nazionali. Ma gli Stati restano sovrani nella gestione dei loro eserciti.
Abbiamo lavorato proprio su questa sfida: identificare i principali capability gaps ed esplorare come l’Europa possa affrontarli collettivamente. A nostro avviso, il percorso più efficace è sviluppare insieme la dimensione tecnologica. È il passo più fattibile in tempi rapidi. Le tecnologie esistono già, ma nessuno Stato ha un vantaggio decisivo. Nessuno Stato può investire a sufficienza da solo.
Ciò che l’Europa può fare rapidamente, e in modo condiviso da tutti gli Stati membri, è rafforzare lo sviluppo delle tecnologie per creare un’architettura comune, un sistema integrato di command, control, communications, intelligence, surveillance and reconnaissance (C4ISR), capace di permettere alle forze europee di agire insieme in modo efficiente e coerente, creando operazioni congiunte tra tutti gli Stati e con la NATO.
Infine, abbiamo incluso due raccomandazioni chiave in questo report. Primo, riteniamo che il principio di “Buy European” debba svolgere un ruolo centrale nelle future strategie di procurement. Secondo, il Parlamento europeo deve svolgere un ruolo essenziale in questo sviluppo. Non possiamo rischiare di lasciare la questione della difesa al di fuori di un’efficace supervisione e del controllo democratico.