Sandro Ruotolo
Sandro Ruotolo
Lavoro e Welfare
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Costruire un mondo digitale sicuro per i minori

Proteggere i minori online è una delle grandi sfide del nostro tempo. Non è una questione tecnica, né un dibattito per addetti ai lavori. È una scelta che riguarda il modello di società e di democrazia che vogliamo costruire. Al Parlamento europeo, in Commissione Cultura, sono relatore del rapporto di iniziativa sull’impatto dei social media e degli ambienti digitali sui giovani. È un lavoro che parte da una consapevolezza semplice ma spesso rimossa: il digitale non è più un semplice strumento. È l’ambiente in cui ragazze e ragazzi crescono, si informano, costruiscono relazioni, identità, aspettative ma, allo stesso tempo, corrono rischi sempre più complessi. Per questo, nei giorni scorsi, abbiamo organizzato al Parlamento Europeo un incontro europeo sulla protezione dei minori nell’era digitale, con Glenn Micallef, Commissario Europeo per i giovani, la cultura e lo sport e altri ospiti provenienti da diversi Paesi dell’Unione. Questo evento è stato importante per confrontarci sulle varie esperienze europee in atto per proteggere i minori online e per provare a costruire una visione comune. Perché i rischi che affrontano i nostri figli non conoscono confini nazionali.

I numeri parlano chiaro e non possono essere ignorati. I giovani europei tra i 13 e i 15 anni trascorrono in media 8 ore e 40 minuti al giorno online. L’89% degli adolescenti dorme con il telefono acceso. Il 41,8% si rivolge all’intelligenza artificiale nei momenti di ansia, solitudine o tristezza. Uno su sei è stato vittima di cyberbullismo. Più di 2–3 ore di schermo al giorno compromettono il benessere mentale e la qualità del sonno. I casi di cyberbullismo continuano ad aumentare, colpendo in modo sproporzionato le ragazze, con effetti devastanti sull’autostima e sulla salute mentale. Come ha spiegato con grande chiarezza Paolo Siani, che è stato primario di pediatria all’ospedale Santobono di Napoli, l’esposizione precoce e prolungata agli schermi non è neutra. Incide sullo sviluppo cognitivo, sulla salute fisica, sulla regolazione emotiva. Nei bambini più piccoli può influenzare il linguaggio, l’attenzione, il sonno. Negli adolescenti può alimentare ansia, dipendenza, isolamento. Non sono allarmismi ma evidenze scientifiche.

In Francia, Spagna e Australia si stanno adottando misure per regolamentare l’accesso dei minori ai social media al di sotto di una certa soglia di età, che molto spesso varia da paese a paese. La soglia d’età è un tema importante, ma non può essere affrontato in modo ideologico o arbitrario. Se diciamo di credere nella scienza quando parliamo di cambiamento climatico o di pandemie, dobbiamo farlo anche quando discutiamo dello sviluppo cognitivo e comportamentale dei minori. Questo significa ascoltare medici, psicologi, pedagogisti. Non sostituirsi a loro per capire qual è l’età giusta. Intanto, in Italia il dibattito resta aperto ma privo di una strategia chiara da parte del governo. Non si tratta solo di escludere i minori dal digitale. Sarebbe irrealistico e ingiusto. Un elemento fondamentale è che le piattaforme si assumano finalmente la responsabilità di costruire ambienti sicuri online. Questo significa regole chiare sulla pubblicità e sulle sponsorizzazioni, soprattutto quando sono rivolte ai più giovani. Significa tutele specifiche nel mondo degli influencer. Significa obblighi vincolanti sugli algoritmi, che oggi orientano comportamenti, amplificano fragilità e favoriscono l’uso compulsivo. Gli algoritmi non sono neutrali e non possono continuare a operare senza trasparenza e senza responsabilità.

In questa direzione va il progetto pilota avviato dalla Commissione europea sulla verifica dell’età: uno strumento che consente di proteggere i minori senza violare la privacy, già in fase di sperimentazione anche in Italia. È la dimostrazione che tutela dei diritti, protezione dei dati e sicurezza possono e devono stare insieme. Ma c’è un punto decisivo senza il quale nessuna norma funzionerà: l’educazione digitale. Investire nella scuola, nella cultura, nelle comunità significa formare cittadini digitali consapevoli, capaci di riconoscere i rischi e di difendere i propri diritti anche online. Perché ambienti digitali sicuri non sono solo una tutela per i minori. Sono una condizione essenziale per la qualità della nostra democrazia. Proteggere i più giovani oggi significa proteggere il futuro di tutti.

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