Raffaele Topo
Raffaele Topo
Lavoro e Welfare
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Medici sotto pressione: una sfida europea

Il lavoro medico è sempre più gravoso, fisicamente e mentalmente, e questa realtà continua a non essere adeguatamente riconosciuta a livello europeo. Per questo abbiamo voluto aprire un confronto a Bruxelles sulle condizioni di lavoro dei medici in Europa. Con la preziosa collaborazione di FEMS, la Federazione europea dei medici salariati, abbiamo organizzato la conferenza: “Doctors under strain, a European debate on the recognition of medical work as an arduous occupation”. Un evento che si è tenuto il 27 gennaio nella sede del Parlamento europeo di Bruxelles e a cui hanno partecipato numerosi ospiti, tra cui Alessandra Spedicato e Noel Carrilho, rispettivamente presidente e segretario generale FEMS, Adam Rogalewski di EPSU, Marc Hermans, vicepresidente UEMS, Bogdan Deleanu per EU-OSHA, Pascal Garel, direttore di HOPE, e Mirka Cikkelova di EUPSF.

Personalmente ho voluto sottolineare che le condizioni di lavoro dei medici non sono una questione settoriale o nazionale, ma un tema che riguarda direttamente il funzionamento dei sistemi sanitari pubblici e il diritto alla salute dei cittadini europei. Turni eccessivamente lunghi, riposi insufficienti, un ricorso distorto alla reperibilità e una cronica carenza di personale stanno diventando la norma in molti Stati membri. Tutto questo ha un costo umano enorme e mette a rischio la qualità e la sicurezza delle cure.

Nel 2025 ho presentato due interrogazioni alla Commissione europea proprio per richiamare l’attenzione su questi aspetti. Da un lato, ho chiesto la piena e uniforme applicazione della direttiva 2003/88/CE sull’orario di lavoro; dall’altro, ho sollecitato un’iniziativa europea specifica sulle condizioni di lavoro dei medici. Oggi, troppo spesso, le deroghe previste dalla direttiva sono diventate la regola, giustificate dall’emergenza permanente legata alla carenza di personale sanitario. Ma l’emergenza non può trasformarsi in normalità.

I dati e le analisi emerse confermano che il lavoro medico risponde pienamente ai criteri del lavoro usurante: esposizione prolungata a rischi fisici e psicosociali, carichi emotivi elevati, organizzazione del lavoro basata su turni irregolari e reperibilità continua. Di fronte a questa evidenza, l’Unione europea non può limitarsi a un ruolo di semplice coordinamento.

Serve un passo in avanti deciso: standard comuni su orari di lavoro sicuri, periodi minimi di riposo realmente garantiti, una gestione chiara e armonizzata della reperibilità e una retribuzione equa che renda la professione attrattiva. Proteggere i medici significa rafforzare i sistemi sanitari pubblici e investire nella loro resilienza. Senza condizioni di lavoro dignitose per chi cura, non può esistere una sanità europea sostenibile.

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