I tirocini devono essere contrattualizzati, essere realmente formativi e garantire una giusta compensazione economica. Su questo diamo battaglia a Bruxelles dall’inizio della legislatura e lo scorso 8 ottobre il Parlamento europeo ha adottato la propria posizione negoziale per una direttiva di cui sono relatore nella commissione Cultura. Questa settimana abbiamo fatto il punto sullo stato dei lavori. In Parlamento abbiamo costruito una posizione di compromesso, sostenuta in modo trasversale. Adesso tocca ai governi: non rallentino le negoziazioni. In gioco non ci sono equilibri politici, ma il futuro dei nostri giovani. È il momento di decidere, di assumersi responsabilità e di portare a casa risultati concreti.
La disoccupazione giovanile nell’Unione europea rappresenta da anni una sfida strutturale: il tasso tra gli under 25 è oltre il doppio rispetto a quello della popolazione generale. In questo contesto, i tirocini possono costituire uno strumento chiave per facilitare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, offrendo esperienza pratica e competenze professionali.
Tuttavia, non tutti i tirocini garantiscono standard adeguati. In alcuni casi, essi mascherano veri e propri rapporti di lavoro subordinato, con criticità quali retribuzioni assenti o molto basse, mancanza di protezione sociale e un limitato valore formativo. Inoltre, persistono disuguaglianze nell’accesso ai tirocini, dovute a barriere sociali ed economiche.
Sebbene la regolamentazione dei tirocini sia competenza degli Stati membri, l’UE ha introdotto nel 2014 un quadro di standard comuni per promuovere tirocini di qualità. La valutazione della Commissione europea nel 2022 ha evidenziato progressi, ma anche la necessità di ulteriori interventi per contrastare pratiche abusive e situazioni irregolari. Secondo stime basate sui dati della European Labour Force Survey (EU-LFS), nel 2019 si contavano circa 3,1 milioni di tirocinanti nell’UE, di cui 1,6 milioni impegnati in tirocini retribuiti.
Ora il Parlamento europeo vuole avviare negoziati con gli Stati membri per garantire condizioni di lavoro adeguate e scoraggiare le aziende dall’utilizzare i tirocini per sostituire posti di lavoro standard. Il messaggio politico è chiaro: i tirocini devono offrire diritti concreti, una retribuzione equa e condizioni dignitose, rappresentando un primo passo sicuro e qualificante per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.