Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti
Esteri
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Il Patto del Mediterrano: una scommessa sul dialogo nel momento dei conflitti

A trent’anni dal Processo di Barcellona, la Commissione europea ha deciso di riaprire un’iniziativa politica, economica, diplomatica e culturale per rilanciare il dialogo, il confronto e l’incontro nel Mediterraneo, in un tempo davvero difficile. È importante averlo fatto ora, mentre prevalgono la frammentazione, le tensioni, i violenti conflitti e le crescenti disuguaglianze. Sembra non esserci più fiducia nel dialogo e nella cooperazione, mentre prevalgono l’odio, la paura e l’indifferenza nei confronti dei destini degli altri. Si tratta dunque di una sfida coraggiosa, che richiederà un impegno rinnovato e ambizioso da parte dell’UE.

La proposta del Patto per il Mediterraneo e l’istituzione di un Commissario e di una Direzione generale specifici offrono un’opportunità per aprire una nuova fase, utile anche ad affrontare e provare a superare le carenze dei precedenti quadri di cooperazione. In secondo luogo, in questo tempo di conflitti e tensioni tra gli Stati, ha sicuramente un grande valore impegnarsi affinché il dialogo e il confronto ripartano dalle persone, contro l’ignoranza e la cultura della diffidenza e dell’odio. In qualità di relatore della commissione affari esteri, il nostro ruolo non dovrà essere quello di fotografare il presente o provare a risolvere conflitti che non possiamo risolvere. Proprio in un tempo di grande sfiducia e tensione tra i Governi dell’area, si dovrà invece scommettere sulla forza della società civile responsabile, sulla forza del dialogo da rilanciare, della conoscenza, dello scambio economico e culturale, per rafforzare una reale condivisione di interessi con i Paesi partner del Sud.

Non possiamo aspettare che i Governi, da soli, ricostruiscano un clima di pace e dialogo. Non possiamo fermarci anche noi a osservare i grandi conflitti del presente: dobbiamo iniziare a costruire noi l’iniziativa e il dialogo per abbattere muri. Dobbiamo rivolgerci e fare appello alle persone di buona volontà perché la pace e la solidarietà tornino a costruire legami. Occorre ampliare la mobilità e gli scambi, senza considerare il Mediterraneo come un confine, garantendo che gli investimenti finanziari dell’UE nella regione includano solide garanzie in materia di democrazia, diritti umani, Stato di diritto e trasparenza.

Se consideriamo solo i 21 Paesi, più l’Autorità palestinese, che si affacciano sul mare, stiamo parlando di 520 milioni di persone, attraversate da una grande ricchezza culturale e religiosa. Senza contare anche tutti i Paesi europei del Nord, che devono sentirsi parte di questo spazio comune che appartiene anche a loro. Potenzialmente un’immensa forza, ma senza un impegno per la cooperazione e per un partenariato vero, rischia di diventare un grande caos. Dobbiamo dunque avere fiducia e impegnarci per vedere il “Patto del Mediterraneo” come un’occasione di cambiamento positivo del presente.

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