Domenica 12 aprile in Ungheria non si vota solo per un governo. Si vota per la democrazia.
Viktor Orbán ha scelto da tempo da che parte stare: con Vladimir Putin e con Trump, non con l’Europa.
Ieri è anche uscita la notizia di una telefonata in cui Orbàn dice a Putin di essere “al suo servizio”, e di un accordo fra Ungheria e Mosca. Ormai tutto è alla luce del sole.
In questi anni Orbàn ha svuotato diritti, indebolito lo Stato di diritto, messo sotto pressione stampa e opposizioni. Questa non è più una democrazia.
E allora la domanda è semplice: l’Europa come pensa di agire?
Ma la domanda riguarda anche l’Italia. Giorgia Meloni da che parte sta? Per anni è stata alleata di Orbán, ha sostenuto le sue campagne, si è fatta i selfie con lui. Oggi, davanti a un leader che si avvicina apertamente a Putin, non può più restare ambigua.
Sta con Orbán e quindi con Putin? O sta con l’Europa?
Perché qui non ci sono zone grigie. L’Unione europea deve agire, subito. Difendere lo Stato di diritto, garantire elezioni libere, fermare chi mina i valori comuni dall’interno. La democrazia non cade improvvisamente, ma si sfalda pezzo dopo pezzo. Per questo va difesa ogni Giorno.