Il Parlamento europeo ha adottato le sue raccomandazioni sulla crisi abitativa dell’Unione europea con 367 voti favorevoli, 166 contrari e 84 astensioni. La relazione, elaborata dalla commissione parlamentare speciale sulla crisi abitativa guidata dall’eurodeputata italiana del Partito Democratico Irene Tinagli, chiede una serie di iniziative a livello europeo per affrontare l’aumento dei prezzi e la carenza di abitazioni, sostenendo la costruzione e la ristrutturazione.
“Oggi dimostriamo che il Parlamento europeo sta agendo per affrontare questa urgente crisi sociale ed economica proponendo soluzioni pratiche e innovative”, ha dichiarato Tinagli, sottolineando che un’azione a livello Ue è “essenziale per ristabilire equilibrio ed equità nel mercato immobiliare”.
Il rapporto, risultato di oltre un anno di lavoro, delinea una serie di soluzioni per rispondere alla crisi abitativa che passano dal recupero di politiche abitative pubbliche ai investimenti pubblici tramite fondi dedicati a livello europeo, anche a partire dal prossimo bilancio (2028-2034). Tra le misure proposte figurano l’introduzione di standard qualitativi per le abitazioni in materia di isolamento, efficienza energetica e qualità dell’aria, il rilascio dei permessi urbanistici entro 60 giorni e una semplificazione delle procedure burocratiche. Gli eurodeputati chiedono inoltre sistemi fiscali basati su incentivi per sostenere i giovani e le famiglie a basso e medio reddito e un equilibrio tra sviluppo del turismo, affitti a breve termine e accessibilità dei prezzi per i residenti.
Se le misure, le opportunità e le risorse delineate dal rapporto sulla crisi abitativa in Ue appena approvato dal Parlamento europeo non verranno colte a livello nazionale, “allora il nostro lavoro non potrà avere risultati effettivi”, ha sottolineato Tinagli. Il punto, ha spiegato a margine dei lavori della plenaria, è che su molti temi l’Ue “non può intervenire direttamente, ma può mettere a disposizione strumenti e risorse”. Per arrivare a offrire case a prezzi accessibili non basta costruirle, spiega l’eurodeputata, ma assicurarne la disponibilità a chi più ne ha bisogno, partendo dall’edilizia pubblica per le fasce più fragili ma abbracciando anche i redditi medio-bassi che non hanno i criteri per accedere alle case popolari ma non riescono più a sostenere i prezzi di mercato. Il rapporto tocca anche modelli innovativi, tra cui il coinvolgimento di privati “non speculativi”, e viene accompagnato dalla richiesta alla Commissione di presentare un quadro regolatorio che consenta alle realtà locali di intervenire sugli affitti brevi.
“Noi – ha concluso Tinagli – facciamo anche un appello a tutti i governi, perché non tutti purtroppo hanno seguito l’impulso che abbiamo dato qua a livello europeo. Alcuni si sono già mossi, perché il nostro lavoro va avanti da un anno e quindi molte delle idee sono state già discusse, recepite e quasi anticipate da alcuni governi”, mentre altri, incluso quello italiano, “continuano a rimandare, ad aspettare e a limitarsi a degli annunci che poi alla fine non vedono la luce”.