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Agricoltura e Pesca
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Servono certezze per la pesca nel bilancio europeo

«Il nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea deve prevedere risorse adeguate e dedicate per la pesca e l’acquacoltura». È questo il messaggio lanciato dalle eurodeputate del Partito Democratico, Annalisa Corrado e Camilla Laureti, insieme a Giuseppe Lupo, membro della Commissione Pesca del Parlamento europeo, al termine dell’incontro con i principali attori del settore e le associazioni, che si è tenuto al Nazareno il 30 gennaio. Per i democratici si tratta di una priorità strategica, che riguarda non solo il reddito dei pescatori, ma anche la sicurezza alimentare, la tutela degli ecosistemi marini e il futuro delle comunità costiere.

Il Pd è particolarmente preoccupato rispetto al prossimo bilancio dell’UE per il periodo 2028-2034, il cosiddetto Quadro finanziario pluriennale, che rischia di ridimensionare drasticamente la Pac e le risorse per la pesca. Dai 6 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 si passerebbe ai 2 miliardi per il periodo 2028-2034, con una riduzione che limita la capacità del Fondo di rispondere alle esigenze del settore. Parallelamente, l’integrazione del Fondo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura all’interno di un quadro di finanziamento più ampio, attuato tramite strumenti nazionali, ha modificato l’equilibrio tra livello europeo e livello statale. Questo nuovo assetto rafforza il ruolo decisionale degli Stati membri, ma indebolisce il coordinamento comune e la coerenza delle politiche UE in materia di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. In assenza di criteri vincolanti sul cofinanziamento e di obblighi finanziari mirati, in particolare per le flotte di maggiori dimensioni, le scelte di intervento vengono lasciate interamente alla valutazione nazionale. Tale impostazione rischia di produrre differenze marcate tra Paesi, con effetti negativi sulla stabilità del settore, sull’equità delle condizioni di concorrenza e sulla coesione del mercato europeo.

«Stiamo lavorando affinché siano garantiti almeno 7,5 miliardi di euro per pesca e acquacoltura», hanno spiegato gli eurodeputati, «a sostegno del reddito, della transizione ecologica, della modernizzazione della flotta, del ricambio generazionale e della parità di genere». A queste risorse si aggiunge la richiesta di almeno 1,5 miliardi di euro nella rubrica “Global Europe” per le politiche sugli oceani, il Patto per il Mediterraneo e gli accordi di pesca sostenibili.

Le dichiarazioni dei parlamentari si inseriscono in un contesto di forte difficoltà per il settore, emerso con chiarezza nel confronto con cooperative e rappresentanze della filiera. Oggi la produzione nazionale copre appena il 15-18% della domanda interna, mentre le importazioni sfiorano i 4 miliardi di euro, aumentando la dipendenza dall’estero. A pesare sono anche regole europee percepite come sempre più restrittive. Tra i nodi aperti, evidenziati dalle associazioni in occasione del confronto, vi è la richiesta di basare le decisioni su dati scientifici certi e di adottare piani di gestione più flessibili e differenziati per aree.

Forte, poi, l’allarme per le emergenze ambientali, anche alla luce dei danni prodotti nelle ultime settimane dal ciclone Harry, e la preoccupazione in particolare per la crescente presenza di specie aliene e di mucillagini, prodotta dall’aumento delle temperature dei mari: fenomeni che stanno colpendo duramente le produzioni, senza adeguati strumenti di compensazione e senza veri ammortizzatori sociali. Il messaggio che emerge è che sostenibilità ambientale, economica e sociale devono procedere insieme. Senza risorse adeguate nel bilancio europeo, hanno concluso gli europarlamentari democratici, il rischio è quello di mettere in crisi un settore fondamentale per l’ambiente e per l’economia.

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