Il 3 dicembre, nella Commissione Libertà civili del Parlamento europeo, ho votato no ai due dossier sui “Paesi sicuri”, che ho seguito come relatrice ombra. Ora i governi europei riuniti nel Consiglio hanno dato il loro via libera, spalancando la porta ai rimpatri verso Stati con cui le persone non hanno alcun legame reale.
Con il sì di popolari ed estrema destra stiamo aprendo a un testo vergognoso che smantella il sistema d’asilo europeo. Basteranno un transito, un accordo bilaterale anche informale con Paesi extra-Ue per rigettare una domanda e respingere persone vulnerabili in territori che magari non conoscono. Tutto ciò è sbagliato e insostenibile, come lo è ritenere sicuri Paesi di origine come la Tunisia, dove la situazione dei diritti umani è drammatica, come dimostra l’approvazione da parte del Parlamento, nella sessione plenaria di novembre, di una risoluzione d’urgenza passata coi voti anche dei popolari. Stiamo costruendo un sistema in cui l’Unione finanzia regimi lontani dai valori dei diritti umani, in cambio dell’esternalizzazione definitiva delle procedure di asilo. Una mercificazione della vita delle persone più vulnerabili: noi non possiamo accettarlo. È un gioco profondamente cinico, consumato sulla pelle di chi cerca protezione. E tutto questo è avvenuto non per ragioni emergenziali: i dati più aggiornati di Frontex ed Eurostat confermano che flussi e richieste di protezione continuano a diminuire. Con queste decisioni l’Europa non risponde a un’emergenza reale, ma asseconda la retorica dell’emergenza perpetua, che mira a erodere i diritti fondamentali in nome di una presunta “efficienza”. È una sconfitta della solidarietà e un passo indietro per i valori su cui si fonda l’Unione europea.